
Ha inaugurato il 14 marzo a Ferrara la mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, curata da Chiara Vorrasi. Tra i lavori di Andy Warhol questo è forse quello che ci riguarda più da vicino, quello che parla direttamente alla nostra comunità. I soggetti resi iconici dal padre della Pop Art non sono le celebrities a cui siamo abituatə – Marilyn Monroe, Liz Taylor, le icone della società dello spettacolo – ma drag queen, donne trans, performer latinə, afroamericanə, portoricanə. Corpi e identità che negli anni Settanta vivevano ai margini dello spazio pubblico e che Warhol decide di portare al centro dell’immagine.
Ma prima di raccontarvi la mostra che siamo andatə a vedere per voi, vale la pena tornare indietro di cinquant’anni e capire come questi volti siano finitə davanti all’obiettivo della Polaroid di Warhol.
Siamo nella New York dei primi anni Settanta. Warhol è ormai una superstar del mondo dell’arte contemporanea e il gallerista Luciano Anselmino gli commissiona una nuova serie di ritratti. L’artista inizia a frequentare i locali e i bar di Times Square – una Times Square molto diversa da quella patinata e turistica che conosciamo oggi. È un quartiere sporco, notturno, attraversato da una vitalità underground fatta di club, performer, drag queen e corpi che esistono fuori dalle norme sociali dominanti. È lì che Warhol incontra le persone che diventeranno le protagoniste della serie Ladies and Gentlemen.
Le fotografa con la Polaroid e poi trasforma quei volti attraverso il suo processo ormai iconico: ingrandimento, serigrafia, interventi pittorici violenti e cromaticamente saturi. Formalmente il metodo resta lo stesso, ma il gesto cambia radicalmente di significato. Perché Warhol non modifica il suo linguaggio: cambia il soggetto.
E quel cambio è rivoluzionario. Per la prima volta nei luoghi istituzionali dell’arte entrano figure marginalizzate. Persone che avevano fatto della propria identità un atto politico e performativo. Tra loro c’era anche Marsha P. Johnson, figura chiave della cultura queer e della lotta per i diritti della comunità LGBTQIA+, il cui nome resta indissolubilmente legato alla rivolta di Stonewall.
Inizialmente la mostra avrebbe dovuto essere presentata a Milano. Ma mancò il coraggio di esporre ritratti di donne transgender, drag queen, persone afroamericanə e latinə. Fu allora che Franco Farina, direttore della Galleria Civica d’Arte Moderna di Ferrara e figura chiave della politica culturale della città negli anni Settanta, decise di portare il progetto a Palazzo dei Diamanti. Con quella scelta Ferrara si ritrovò improvvisamente al centro della scena artistica internazionale.

La storia della mostra del 1975 si intreccia poi con un’altra storia, quasi fantasma. Per l’esposizione ferrarese era stato coinvolto anche Pier Paolo Pasolini, che avrebbe dovuto incontrare Warhol durante la sua permanenza in città. L’incontro però non avvenne mai. Due giorni dopo l’inaugurazione della mostra Pasolini venne assassinato a Ostia. È uno di quei cortocircuiti della storia culturale italiana: due visioni radicalmente diverse del mondo – quella tragica e politica di Pasolini e quella glaciale e spettacolare di Warhol – che si sfiorano senza riuscire davvero a incontrarsi. La mostra inaugurata a Ferrara nasce proprio dal desiderio di tornare su quel momento storico.
La curatrice Chiara Vorrasi ha scelto di celebrare il cinquantenario della prima esposizione ricostruendo non solo la serie Ladies and Gentlemen, ma anche il contesto culturale e visivo in cui quelle immagini sono nate. La cosa più interessante è che questa non è la solita mostra su Warhol. Non è il Warhol delle zuppe Campbell o delle scatole Brillo che il pubblico si aspetta di trovare. Qui emerge un Warhol diverso: più pittorico, più libero, più sperimentale. Gli acrilici della serie mostrano una violenza cromatica e una libertà esecutiva sorprendenti, mentre le Polaroid e le variazioni pittoriche rivelano il processo creativo dietro la costruzione di queste icone queer.
Un altro merito importante di questa riedizione è quello di restituire visibilità e riconoscimento ai soggetti ritratti. Le protagoniste di Ladies and Gentlemen erano quattordici drag queen che frequentavano i locali queer della Manhattan underground, in particolare quell’Ottava Strada che Warhol descriveva come «un totale luna park». Nella prima esposizione, però, i loro nomi non comparivano nelle didascalie: quelle immagini circolavano come icone potenti ma prive di identità dichiarata, e quell’anonimato finiva per non rendere giustizia alle persone che avevano prestato il proprio volto e la propria presenza a una delle serie più radicali della Pop Art.
Le loro identità sono state ricostruite solo di recente grazie a un lavoro di ricerca che ha messo a confronto le firme sulle Polaroid con testimonianze e documenti dell’epoca. Tra i nomi emersi ci sono Wilhelmina Ross, Alphanso Panell, Lurdes, Broadway, Iris e Helen/Harry Morales e, come abbiamo già ricordato, anche Marsha P. Johnson. Warhol scattò oltre cinquecento fotografie per catturare la teatralità con cui ciascunə metteva in scena la propria identità. Se Alphanso Panell attirava la sua attenzione per la grazia delle pose, Broadway e Helen/Harry Morales si imponevano per una presenza più estroversa e spregiudicata, mentre Iris incarnava un’attitudine maliziosa e sofisticata.

Mick Jagger, 1975
Acrilico e inchiostro serigrafico su lino
Il lavoro curatoriale della mostra interviene anche su questo piano: riportare al centro non solo le immagini, ma le persone che quelle immagini hanno reso immortali. Un gesto necessario per comprendere fino in fondo quanto questa serie abbia contribuito alla costruzione di un immaginario visivo queer molto prima che parole come rappresentazione o visibilità entrassero nel linguaggio culturale contemporaneo.
Proprio su questi temi si inserisce anche l’appuntamento che terrà il nostro Stefano Mastropaolo nell’ambito del programma di incontri legati alla mostra, dal titolo “Ladies and Gentlemen… La visibilità cinquant’anni dopo”. Un momento di riflessione dedicato alla restituzione dei nomi, delle biografie e del contesto culturale da cui quei volti sono emersi, per comprendere come quelle immagini abbiano contribuito – forse più di quanto si sia riconosciuto a lungo – alla costruzione dell’immaginario queer contemporaneo.
Perché, a cinquant’anni di distanza, le questioni che attraversano Ladies and Gentlemen non appartengono solo alla storia dell’arte. Parlano ancora al presente. La visibilità, il riconoscimento, la rappresentazione dei corpi e delle identità queer restano temi attraversati da tensioni culturali e politiche. Proprio per questo mostre come questa e gli appuntamenti che le accompagnano vanno colti per ciò che sono: occasioni importanti per aprire spazi di conoscenza, di dialogo e di consapevolezza, permettendo alla nostra cultura di arrivare a tuttə.
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ANDY WARHOL
Ladies and Gentlemen
Ferrara, Palazzo dei Diamanti








































































































