PLAY. Come il Walkman ha insegnato a una generazione a scegliere se stessa

Molto prima delle playlist e dello streaming, una cassetta poteva essere una dichiarazione d’amore, un coming out, un manifesto identitario. Storia dell’oggetto che ha trasformato la musica in un linguaggio personale.
D-Verso: la tecnologia che smaschera le discriminazioni sul lavoro

La tecnologia riflette la nostra coscienza e può diventare uno strumento potente per abbattere le discriminazioni. In questa direzione si muove D-Verso, un’esperienza in realtà estesa pensata per il mondo corporate che si rivolge alle aziende, ai loro dipendenti e alle loro filiere. L’obiettivo è creare un’esperienza immersiva per stimolare una riflessione sulle dinamiche – anche inconsapevoli – che influenzano il modo in cui le persone vengono percepite e talvolta discriminate all’interno dei team di lavoro. Un invito diretto a cambiare prospettiva e riconoscere i nostri stessi privilegi.
La Karl Du Pigné: l’unico santo a cui era devota? San Giuseppe. Ma sotto forma di bignè.

Penna al cianuro, battute letali e pochissima pazienza per gli sciocchi. Storia di una delle figure più amate, temute e necessarie della comunità queer romana.
Il bacio tra Levante e Gaia: censura o no?

E se provassimo a immaginare di essere tornati negli anni Sessanta, sfogliando un rotocalco scandalizzato dal bacio tra Levante e Gaia?
E se leggessimo quel gesto con le lenti severe della morale d’altri tempi, tra richiami alla famiglia e all’ordine? E se la presunta censura diventasse il pretesto per inscenare un caso nazionale degno di prima pagina? E se evocassimo bambini turbati e ruoli “naturali” per restituire l’atmosfera di allora? E se, giocando con quel linguaggio, scoprissimo come tutto risuoni ancora, e per fortuna solo in parte, così attuale?
La lezione di Bambole di pezza: il femminismo è ancora necessario

Al Festival di Sanremo, durante una conferenza stampa, Bambole di Pezza scoprono che nel “tremila” il femminismo sarebbe fuori moda, come una giacca dell’anno scorso. Così, tra una barzelletta sulla moglie che “comanda” e la favola del patriarcato estinto, tocca ancora alle donne spiegare l’ovvio. Loro, brave, non alzano i toni: alzano il livello, ricordando che la parità non è un aneddoto domestico ma una questione strutturale. Perché la differenza tra un caso e un sistema è tutta lì: nella ripetizione, nei numeri, nei corpi. A riprova che il femminismo non è un residuo archeologico ma una manutenzione urgente del presente.
L’ultima di Trump: via la Rainbow Flag da Stonewall

La notte di Stonewall non è solo un capitolo di storia: è l’origine di una lotta che ha trasformato la vergogna in orgoglio, la marginalità in presenza pubblica, una comunità in movimento. Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, quel conflitto torna a farsi visibile. La decisione dell’amministrazione Trump di far rimuovere la Rainbow Flag dal monumento nazionale riapre una questione che sembrava acquisita. Non si tratta soltanto di una bandiera, ma del riconoscimento di una storia e di corpi che l’hanno resa possibile. Stonewall, ancora una volta, non è un simbolo pacificato: è un terreno di scontro sulla memoria e sulla cittadinanza. Perennemente acceso. E in questo senso Stonewall è, e continua a essere, rivolta.
Valentino, la grammatica dell’eleganza

C’è una parola che oggi ritorna, parlando di Valentino: maestro. Ma la sua eredità non è solo estetica: è anche una storia di amore, riserbo e potere condiviso. Con Giancarlo Giammetti ha costruito una maison e una vita, in un Paese che per decenni ha sorvolato sulla vera natura di questa unione. Moda, storia e trasformazioni sociali si intrecciano nel percorso di Valentino, letto non come icona da commemorare, ma come linguaggio ancora operativo nel presente.
Cher ha ancora qualcosa da dire (e lo dice)

Una risposta attribuita a Cher da Karoline Leavitt ha fatto il giro dei social, ma è una fake news. Proprio per questo, però, vale la pena prenderla sul serio. In un tempo in cui il falso riesce a dire più del vero, abbiamo scelto di trattare questa bufala come un dispositivo di lettura del presente. Questo testo nasce da una scelta consapevole: prendere una bugia e usarla per leggere il presente. Come Aut, come squadra, come spazio che prova a fare cultura e non solo cronaca, crediamo che il nostro lavoro non sia limitarci a dire cosa sia, o non sia, successo ma chiederci perché avremmo voluto che succedesse o non succedesse.
Il MACRO riapre e smette di chiedere permesso alla città

Riaprire oggi non significa tornare indietro, ma prendere posizione. Con la direzione artistica di Cristiana Perrella, il MACRO di Roma riapre come spazio poroso e attraversabile, rinunciando a ogni forma di neutralità e rassicurazione istituzionale. UNAROMA inaugura un nuovo corso che non racconta Roma, ma la attraversa: una pratica curatoriale che espone il museo alle contraddizioni della città, ai suoi corpi, alle sue memorie e ai suoi conflitti, trasformando esposizione e cinema in dispositivi di relazione politica.
Reboot: perché continuiamo a guardare indietro

Il futuro non è più quello di una volta. E’ tutto un dilagare di reboot culturali, mode travestite da novità, memorie queer che resistono. Ma cosa ci spinge, proprio ora, a cercare conforto nel second-hand, nel vintage, nei miti degli anni ’80-’90? Se qualcosa deve cambiare, non è il passato, ma lo sguardo con cui lo attraversiamo. Perché tra nostalgia di lusso, archivi in passerella e un occidente in modalità replay, sono sempre i margini a ricordarci che il nuovo non è mai dove lo cerchiamo. Una riflessione sui ritorni che abitano il nostro immaginario e sulle memorie che chiedono ancora di essere ascoltate.