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Nella stessa frase. La storia di Rami, gay e palestinese a New York

Essere palestinese è diventato un fatto politico prima ancora di essere un fatto biografico. Essere palestinese e gay è un’equazione che la narrazione politica stenta a far stare nella stessa frase. Anche in una città come New York. Da un lato la fuga da un luogo dove l’omosessualità è criminalizzata; dall’altro una città dove l’identità tace per non essere usata come bandiera. La parola rifugiato ha una freddezza burocratica che dice dove sei arrivato, ma non la complessità di ciò che hai lasciato. Perché si può essere costretti a fuggire da un posto e continuare comunque a chiamarlo casa.

Vannacci è la crepa alla nostra democrazia

Non basta liquidare come provocazioni irrealizzabili le proposte del Generale Vannacci, dal ritorno al patriarcato al ridimensionamento dei diritti civili e LGBTQIA+. Ignorare la sua propaganda significa non vedere la crepa che sta lentamente spaccando il Paese e che ci sta facendo assuefare alla violenza e al linciaggio verbale. Le idee reazionarie di Vannacci vanno contestate, spiegate e combattute politicamente prima che la minaccia ai diritti diventi reale.

Addio a Tim Curry: da Rocky Horror a It, la leggenda dell’icona fuori dagli schemi

Con la scomparsa di Tim Curry, il mondo dello spettacolo perde uno dei suoi interpreti più eccentrici, magnetici e indimenticabili. Da indiscusso protagonista di The Rocky Horror Picture Show nei panni del leggendario Frank-N-Furter al terribile Pennywise che ha segnato un’intera generazione, Curry ha fatto dell’eccesso e del talento puro le sue armi vincenti. Più che un semplice attore, è stato un faro per tutti gli outsider, capace di dimostrare che spaventare, divertire ed essere unicamente se stessi è l’unico vero modo per diventare immortali. Ecco un ricordo intimo della sua straordinaria carriera tra teatro, cinema e cult intramontabili.

Disco Bambino, o dell’Italia che borbottava ma permetteva

Molto prima che la TV cedesse alla pornografia del dolore e ai plastici del lutto, esisteva un’Italia al contempo bacchettona e permessiva, capace di mandare in onda il paganesimo in prima serata e mascherarlo da varietà. È da questo scarto tra il decoro di facciata e la pura audacia visiva che nasce Disco Bambino, il progetto digitale che trasforma Instagram in un lucido archivio dell’ossessione pop tra meteore dimenticate, fallimenti sublimi e icone immortali. In questa intervista, il suo ideatore Giuseppe Savoni ci guida dietro le quinte di un’epoca in cui la trasgressione era una forma d’arte, un’illusione necessaria e un’irripetibile comunicazione segreta dal futuro. Tra Stryx, Raffaella, Moana e canzoni durate meno del proprio minutaggio, l’Italia costruiva un immaginario queer e camp prima di vergognarsene e chiamarlo trash.

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