AUT Magazine

Dalla Luna ai Faraoni, fotografando il mio amico Mario

Regista, autrice di documentari, giornalista: Maria Bosio era amica di Mario Mieli e l'autrice di alcune delle fotografie più famose dell'intellettuale. Questa è un’intervista esclusiva per Aut nella quale ci racconta un Mario Mieli inedito, da vicino.
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A New York tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta, ha lavorato al fianco di Ruggero Orlando, assistendo fra l’altro all’epocale diretta dell’allunaggio del 1969. Attenta osservatrice del teatro d’avanguardia, è stata un importante punto di riferimento di Mario Mieli a Roma. E’ l’autrice di alcune delle fotografie più famose di Mieli, tra cui quelle di lui in scena a Capri e della sua performance a piazza san Pietro. E’ una delle persone a cui Mario Mieli ha scritto il giorno prima di morire. Questa è un’intervista esclusiva per Aut nella quale ci racconta un Mario Mieli inedito, da vicino.

Roma, Piazza San Pietro. È una tarda mattina della fine degli anni Settanta. Mario Mieli è un folletto perturbante che fa corrispondere ad azioni plateali i suoi pensieri lampeggianti, rivolti all’esplorazione di futuri possibili. Si mette al collo tutte le collane e i gioielli della sua amica Maria Bosio e, dopo averle preso anche un mantello dall’armadio, ancheggiando sui tacchi improvvisa una sfilata o forse una processione davanti alla basilica, offrendosi alla folla stupita dei fedeli e all’obiettivo della macchina fotografica della sua sodale, che lo immortala in questa performance sacerdotale. Una serie di scatti celeberrimi, forse le fotografie più famose e iconiche di Mario. Le più pubblicate, quasi sempre senza nominare la fotografa che le ha fatte e senza che nessuno ne riconoscesse la maternità. Ve lo diciamo chiaramente noi: l’autrice di queste foto è Maria Bosio, regista della Rai, autrice di documentari e giornalista. 

Maria Bosio conosce l’euforia e il fermento culturale della New York post sessantottina ed è al fianco di Ruggero Orlando durante l’epocale diretta televisiva dedicata allo sbarco sulla Luna, nel 1969. Nel 1971 Mario Mieli invece è a Londra e frequenta gli ambienti ariosi del Gay Liberation Front, poi in Italia aderisce al FUORI, passando dopo all’esperienza movimentista dei collettivi milanesi.

Tornata in Italia, Maria incontra Mario nel giugno del 1976, alla prima romana dello spettacolo La Traviata Norma ovvero: vaffanculo… ebbene sì! del Collettivo Nostra Signora dei Fiori di cui Mieli fa parte e da allora non si sono mai separati, fino alla fine. Mario e Maria, Mary e Mary: due vite parallele che si intrecciano e si ritrovano impresse, dopo il fiume degli anni, in una manciata di fotografie che raccontano la preziosità di una giovinezza vissuta come una sfida audace e totale contro la norma.

Noi abbiamo incontrato Maria per farci raccontare la nascita di questi scatti immortali e la storia di un’amicizia profondissima, quasi gemellare. La sua amicizia con Mario Mieli.

Quando e come hai conosciuto Mario Mieli?

Ero appena tornata dall’America, dove avevo vissuto per sette anni e dove avevo avuto modo di sperimentare il mondo che cambiava, con tutti i movimenti di quegli anni. Li avevo attraversati tutti: dai diritti civili al femminismo ai movimenti di liberazione omosessuale, l’ecologia che iniziava, la ricerca scientifica, la Luna con l’allunaggio insieme a Ruggero Orlando, con cui lavoravo in quel periodo alla Rai Corporation. In America avevo frequentato i teatrini offoff, i loft e le cantine, la pittura, la poesia, tutto il fermento culturale e la trasformazione che stava avvenendo in quegli anni. Io il Sessantotto l’ho vissuto lì e quando sono tornata in Italia, intorno al ’75 o ’76, mi sono trovata a lavorare alla Rai. Avevo un compagno che era Nico Garrone, il critico teatrale del quotidiano La Repubblica, appena nato. Nel 1976, una sera d’estate, io e Nico andiamo a vedere La Traviata Norma al teatro In Trastevere, uno spettacolo fatto da Mario e un gruppo di altri attori. In quella serata esilarante e divertente l’ho conosciuto.

Era un modo di intendere il teatro a cui tu eri abituata?

Sì. La Traviata Norma mi riportava a tante cose che avevo vissuto e visto in America. Gli attori erano seduti sul palcoscenico e aspettavano succedesse qualcosa nel pubblico. C’era una strana attesa e il chiacchiericcio di queste persone vestite in modo molto bizzarro e originale. Dopo un po’ si capiva che loro guardavano noi, il pubblico, come se fossimo noi lo spettacolo. Alla fine di questa performance, gli attori facevano una specie di arrembaggio verso il pubblico. L’idea era quella di condividere una serie di provocazioni e di esperienze e di eliminare la distanza tra palco e pubblico, uno dei punti fondamentali del teatro d’avanguardia di quegli anni. Ognuno degli attori sceglieva qualcuno in platea, per avvicinarlo. Si dà il caso che Mario ha scelto me e Nico ed è stato molto affascinante, interessante e divertente. Quella sera, dopo lo spettacolo, ci siamo scambiati i numeri di telefono e poi ci siamo rivisti a Capri a Devianze, una manifestazione di teatro e di cinema organizzata da Graziella Lonardi Buontempo.

A Capri, Mario fece una performance?

Mario fece una performance e io scattai delle fotografie: quelle in primo piano di lui vestito con un vestitino bianco, con gli occhialoni neri, e di lui seduto sul palchetto. Io in precedenza avevo visto Mario impennacchiato, vestito in modo eccentrico, con il suo travestimento attoriale e invece a Capri si era presentato in un modo molto modesto, com’era spesso nel suo privato. Sembrava un giovane efebo di buona famiglia, per niente truccato, con le sue ballerine ai piedi e un fare timido. Arrivò sul palco con un vestitino molto semplice, estivo, con qualche pizzo e fu come sempre brillante, interessante e un po’ pazzo. Com’era lui, insomma: inaspettato nel suo modo di essere.

Era un monologo o erano delle azioni?

Non erano azioni, erano soprattutto parole. C’era questa presenza carismatica, anche se era un evento sottotono. Il vero spettacolo per me fu dopo, nel prosieguo della serata. Andammo a mangiare una pizza e a un certo punto Mario diede il meglio di sé. Sempre vestito da ragazza di buona famiglia, camminando le stradine di Capri, si comportava in modo eccentrico. Si avvicinò e ci seguì un gruppo di ragazzotti napoletani che lo guardavano come fosse un ufo. Lo prendevano in giro, lo sfottevano, gli stavano intorno in un modo non molto gradevole. La situazione avrebbe potuto degenerare, perché tutti erano un po’ brilli. Lo spettacolo fu per me vedere come Mario rigirò la situazione. Invece di sfuggire, affrontò i ragazzi e cominciò a parlare con il suo modo ironico, spiritoso ma anche sicuro e determinato, cercando di spiegare che erano degli omosessuali negati. Li affrontava sul loro terreno, molto abilmente, ed era riuscito a smontarne l’aggressività con delle provocazioni terapeutiche, da insegnante quasi, piene di ironia e intelligenza.

Insomma, questi due primi incontri sono illuminazioni.

Illuminazioni, puoi dirlo. Mi affascinava il fatto che lui non teorizzava prima e poi applicava la teoria alla realtà. Lui sperimentava su se stesso i suoi problemi di genere e di ruolo, sia sessuale che nella società e nella vita. Ovviamente era una cosa molto audace. Non era mai cauto nelle sue sperimentazioni e questo lo metteva in condizioni di difficoltà e anche, ripensandoci, di fragilità. Cercava per sé uno spazio da profeta dei tempi presenti o futuri. Da quel momento siamo diventati più amici. Mario veniva sempre a casa mia. Ho avuto modo di ospitarlo e abbiamo passato molto tempo insieme, facendo anche qualche viaggio, per esempio in Grecia. Con lui, c’erano Umberto Pasti e le sue amiche di sempre, Laura Noulian e Marc de’ Pasquali. Insomma, ero entrata in un mondo che mi si addiceva perfettamente di persone “altre”, se vuoi definirle così.

Tu e Mario eravate una specie di strana coppia gemellare.

Maria: Sì, lui veniva chiamato Mary e anche a me gli amici più stretti chiamavano e chiamano Mary. Io sono più grande di Mario e con un’esperienza personale non tanto simile alla sua. Sono eterosessuale, però avevo avuto modo di sperimentare quella che oggi si chiama fluidità. E quindi sì, potrei dire che eravamo una specie gemellare particolare. In quelle foto che ho scattato a piazza San Pietro, Mario era vestito con tutte cose mie, collane, mantelli e con tutto quello che aveva trovato nel mio armadio. 

Parliamo di queste foto, famosissime. Quando sono state scattate e perché?

Era la fine degli anni Settanta. Lui aveva appena scritto o stava scrivendo il suo secondo libro e aveva perso le bozze in un viaggio in Thailandia. L’idea del libro era partita come una specie di Divina Commedia con caratteristica egizia, in cui metteva ognuno dei suoi personaggi egizi in un girone. Lui era il grande sacerdote e predicava la narrazione del futuro, di come era e di come doveva essere il futuro. Tant’è vero che in quegli anni avevamo fatto insieme un appello per la pace, che dimostrava un bisogno politico di essere in contatto con quello che succedeva nel mondo: il pericolo incombente di una guerra atomica. Poi nel 1977 era uscito Elementi di critica omosessuale e Mario cominciava ad avere un seguito di critici o di personalità nel mondo gay ma anche eterosessuale che ne condividevano la particolarità e l’innovazione.

C’è un legame tra le foto a San Pietro e il romanzo che lui aveva scritto e perduto?

È una mia interpretazione. Mario in quegli anni si identificava in una specie di papa, di profeta del futuro. Era un sommo sacerdote, a modo suo, sempre con ironia e, come tale, aveva deciso di andare a San Pietro, nella casa dove si presenta un sommo pontefice, per parlare con la gente. Tutto questo, con Mario, era sempre un gioco e una cosa seria allo stesso tempo: era una sua caratteristica.

Quel giorno lui si è vestito con le tue collane e i tuoi mantelli. Lo faceva spesso?

La sera, quando andava a battere, Mario spesso si vestiva da donna, talvolta con cose mie. Oppure in pubblico o sul palco si trasformava in una diva, in un travestito eccentrico e particolare. Aveva però anche un profilo casalingo da giovane prete efebico, dimesso, mai truccato, con un corpo esile, quasi da ragazzino. Quando si metteva a scrivere, aveva l’aspetto di un intellettuale che esprimeva in modo serio i suoi punti di vista. Aveva questo doppio aspetto, quindi. Quel giorno, sì, aveva saccheggiato il mio armadio. La mantella era mia, le collane erano mie e siamo andati insieme a piazza San Pietro.

Tu sapevi che Mario avrebbe fatto una specie di performance?

Sì, certo. Io ero sempre molto divertita dalle cose che Mario faceva, forse non sempre capendo fino in fondo la la serietà dietro a queste sue esibizioni. Le vedevo come situazioni esilaranti, provocazioni che ribaltavano e rompevano la normalità. Era anche questo che mi attraeva di Mario ed è il motivo per cui lo ammiravo. Era un piacere, uno stimolo e una gioia la sua compagnia.

Che momento della giornata era?

Era tarda mattinata e c’erano le transenne per il pubblico, quelle che venivano messe quando parlava il papa dalla finestra. La folla dei fedeli stava defluendo, però la gente era ancora tanta. In una delle foto che ho fatto, un carabiniere gli fa un saluto, passando, con un’espressione divertita. Mario amava molto interloquire e provocare, ma in modo sempre garbato. Era elegante nel modo in cui lo faceva, non era becero, perché era una persona intelligente. Ironico ed elegante, provocatorio ed elegante.

Mario ti ha ti ha scritto fino alla fine. Conservi queste lettere?

Sì, avevamo un carteggio. Lui era un grafomane. Io sono una delle ultime persone a cui ha scritto, il giorno prima del suo suicidio, una lettera in cui mi malediceva. Nel Risveglio dei Faraoni, che all’inizio doveva essere una specie di Divina Commedia, lui sistemava parenti e amici chi all’inferno, chi al purgatorio. Era una specie di autobiografia raccontata sotto forma di epopea egizia, in cui narrava la sua vita, descrivendo le persone che aveva conosciuto e frequentato ed esprimendo, in modo metaforico, ciò che realmente pensava di loro. Però poi Mario ci ripensò e andò da Einaudi a strappare il contratto e quindi quel libro non venne mai alla luce, se non grazie a Umberto Pasti che riuscì a farlo uscire con un editore minore molti anni dopo la sua morte. La lettera che mi ha scritto il giorno prima di morire era una lettera in un certo senso di maledizione. Mi arrivò il 14 marzo, il giorno dopo il suo funerale, ma lui l’aveva scritta l’11 marzo 1983. Inizia così: “Cara Maria, le tue telefonate di ieri”… In quell’ultimo periodo Mario non stava molto bene e, alla fine del suo percorso, non rispondeva più a nessuno, nemmeno al telefono, e a suo modo malediceva tutti. Io lo sapevo, ma nonostante questo avevo provato a telefonargli e mi aveva risposto. Velocemente, perché sapevo che avrebbe attaccato, gli ho detto: guarda, Mario, ricordati che Cristo nel deserto fu tentato dal diavolo, ma riuscì a non subirne i ricatti. Intendendo: fai attenzione a te stesso, non seguire le tue paranoie, le tue paure psichiche. E lui: no, non mi interessa. E aveva buttato giù il telefono. “Cara Maria, le tue telefonate di ieri mi hanno turbato e offeso. Non mi resta quindi che maledirti e francamente d’una donna falsa come te non saprei che fare carne da macello. Sei scomunicata”… Ecco, lui scomunicava. “Accetterei tutt’al più le tue scuse in forma epistolare privata, se in tal lettera manoscritta mi nomini come Gesù Cristo Redentore e metti la tua vita umilmente al”… e qui aveva scritto “suo servizio”, cancellando e scrivendo sopra “mio servizio”. Quindi: “Accetterei tutt’al più le tue scuse in forma epistolare privata, se in tal lettera manoscritta mi nomini come Gesù Cristo Redentore e metti la tua vita umilmente al mio servizio. Sei condannata al purgatorio anzi all’inferno. Baci, Mario”. E poi sulla busta, dietro, aveva impresso con il rossetto un bacio, la sua bocca con la forma di bacio. Ecco: questo era Mario.

È un documento tragico e bellissimo.

Bellissimo, infatti lo tengo con la sua foto nel mio altarino. L’ho preso come un ultimo gesto d’amore.

[foto di Maria Bosio]

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Le famiglie queer, intese come reti di affetto e sostegno costruite al di là dei tradizionali legami di sangue, rappresentano un esempio tangibile di amore, inclusività e solidarietà. Quanto sono state importanti in passato e quanto lo sono ancora oggi?

Andrea Pini
Co-housing: una proposta per vivere insieme

Dove spariscono le persone LGBTQ+ quando invecchiano? La maggior parte si ritira riducendo contatti, relazioni ed attività sociali, fino all’invisibilità. Eppure sono tante le energie, le competenze, le esperienze che possiamo mettere in circolo per far fluire in azioni di aiuto reciproco. Serve un ponte tra le vecchie e le nuove generazioni, che dia un senso ai ricordi degli uni e forza agli altri. E il co-housing può rispondere a questa esigenza.

Pino Anastasi
Famiglie di salvataggio ai tempi dell’aids

Un viaggio nelle memorie di chi ha affrontato l’epidemia di aids, dalle prime notizie a una tesi di laurea, da Muccassassina all’Unità di Strada, il  racconto di chi ha trasformato l’impegno in sostegno.

Chiara Tesei
Di salute mentale e tabù di coppia

Conversazione corale tra Chiara Tesei, Ali Bravini, Elena Incatasciato sui tabù nelle relazioni.

Elena Incatasciato
Di bisessualità e pansessualità

Conversazione corale tra Chiara Tesei, Ali Bravini, Elena Incatasciato sui tabù nelle relazioni.

Ali Bravini
Di poliamore, neurodivergenze e salute mentale

Conversazione corale tra Chiara Tesei, Ali Bravini, Elena Incatasciato sui tabù nelle relazioni.

Michela Andreozzi
E se non voglio essere madre?

Essere donna prima di essere madre. Decidere di NON avere figli è ancora un tabù. Dalla discriminazione alla scelta: il percorso verso una vita senza maternità raccontato dalla sagace penna di Michela Andreozzi.

Egizia Mondini
L’editoriale: quali sono i tabù di oggi?

Quello che è tabù per uno può essere pregiudizio per un altro. Quando apriamo il barattolo e dobbiamo decidere cosa metterci dentro, le diverse prospettive emergono e diventano esse stesse un interessante spunto di riflessione e confronto. 

Alessandro Michetti
Il porno è ancora un tabù?

La vergogna è il braccio armato dei tabù, che a loro volta sono l’impalcatura che tiene in piedi uno dei dogmi più insidiosi e castranti che esistano: la sacralità del sesso. Intervista ad Alice Scornajenghi, creatrice dell’acclamata fanzine erotica Ossì, spazio per una narrativa porno di qualità.

Raffaella Mottana
Soli

Il tema tabù coinvolge anche la questione delle nuove coppie: troppie, coppie aperte, poliamoros*. E proprio a questo è ispirato questo racconto. Un altro frutto della collaborazione con Accento Edizioni con i suoi promettenti, brillanti giovani autori. 

Francesco Ferreri
Tabù, tra paura e controllo

Il potere dei tabù: strumenti sociali di controllo e l’influenza infettiva all’interno dei gruppi, anche lgbtqia+.

Giulia Paganelli
Corpi grassi: tabù e identità nella comunità LGBTQIA+

Grassofobia: la battaglia contro gli stereotipi nella comunità LGBTQIA+, nell’era di Sam Smith.

Ali Bravini
Basta un pezzo di carta (?)

Tabù di genere e percorsi trans: la necessità di un cambio radicale.

Luca Ragazzi
La sessualità tra gli anziani nel cinema: oltre il tabù 

Desiderio e intimità: rappresentazioni della sessualità tra anziani, oltre gli stereotipi. Ecco un’antologia dei film che trattano (bene) l’argomento. 

Egizia Mondini e Alessandro Michetti
Lo stigma della depressione

Intervista al Trio Medusa, ambassador della campagna “La Depressione non si sconfigge a parole”.

Valeria Scancarello
Il “peso” dello stigma: centimetri della mia storia

Affrontando la grassofobia: una riflessione personale sulla società e l’accettazione di sé.

Egizia Mondini
L’editoriale – Nuove mappe per orientarsi

C’è venuta voglia di indagare nuove geografie, zoomando sui dettagli, sbirciando dentro i vicoli delle nostre sfumature, vedendo fino a che punto ci siamo spinti alla scoperta di nuovi territori, ridisegnando la mappa del nostro ecosistema. Ne è emersa una nuova cartografia della comunità lgbtqia+, e non solo, intrigante e stimolante, ma con confini mai troppo definiti. Non vi resta che sfogliare l’atlante insieme a noi.

Isabella Borrelli
Il linguaggio inclusivo fa schifo

“Vi inventate sempre nuove parole” è l’accusa più diffusa e fessa mai fatta alla comunità lgbtqia+. Il linguaggio neutro ha provato a proporre nuove mappature che scardinassero il maschile universale. L’utilizzo di linguaggi neutrali e non binari ha avvistato una nuova terra del linguaggio queer. La rottura del paradigma, della norma e del cambiamento è invece non solo qualcosa a cui aspirare ma una pratica politica. E’ anche attraverso il cambiamento e sovvertimento del linguaggio che pratichiamo la nostra dissidenza. E affermiamo la nostra esistenza. 

FRAD
Non si può più dire niente?

Sembra l’argomento del momento, anche in bocca a chi ancora fa fatica a capirne il senso. Un senso prima ancora umano che politico. E allora noi, abbiamo pensato di prenderci anche un po’ in giro. Per non farci dire che ci prendiamo sempre e solo troppo sul serio. E chi meglio di FRAD poteva riuscirci? Ma davvero con noi persone LGBQTQIA+non si può più dire niente? E non si può scherzare? Per fortuna ci sono le vignette di Frad.

Antonia Caruso
È davvero inclusivo parlare inclusivo? 

Abbiamo iniziato davvero a credere che cambiando le parole sarebbe cambiato il mondo. Se non ché, il resto del mondo continua a non saper né leggere né scrivere e la lingua del futuro non sarà sicuramente l’italiano.

Jennifer Guerra
Il movimento trans-femminista oggi in Italia

Non solo grandi città. Dalle Case delle donne ai centri antiviolenza; l’importante rete di supporto della rete transfemminista italiana cresce nei piccoli centri con oltre 150 gruppi e iniziative.

Gayly Planet
Le nuove geografie del turismo LGBTQIA+

Dai Grand Tour ai Gay Camp: il turismo LGBTQIA+ in Italia racconta la storia della nostra comunità, dall’Ottocento fino ai giorni nostri.

Vincenzo Branà
L’importanza dei pride di provincia

Piccoli centri, grandi Pride: dal caso di Latina a quello di Campobasso, dalla crescita di Ragusa all’abbraccio orgoglioso di Lodi. E se la politica LGBTQIA+ ripartisse da qui?

Alessia Laudoni Moonday_yoga
Mappe corporee: un viaggio affascinante di connessione e consapevolezza 

Chakra e identità, la connessione tra corpo e spirito è un viaggio di consapevolezza e integrazione che porta allo svelamento del proprio sé al resto della comunità.

Livia Patta
Una mappa verso il Sé: le costellazioni familiari

Accettazione e identità, liberando il passato e imparando dal lessico familiare. Il potere dei legami relazionali cambiano vite, costruiscono comunità, generano galassie.

Luca Ragazzi
Guida per orientarsi nelle piattaforme on demand

Se parliamo di mappe per orientarsi, allora sappiamo bene quanto possa essere utile una guida per non perdersi nei meandri labirintici e infiniti dei film a tematica lgbtqia+ delle library delle piattaforme on demand. Questa la nostra.

Alessandro Michetti
Via Balilla, è così che dovrebbe andare il mondo

Esplorando uno dei quartieri più accoglienti della comunità LGBTQIA+ a Roma, protagonista del documentario “Noi qui così siamo” di Maurizio Montesi.

Collettivo “La Gilda del Cassero”
Geografie queer dal pianeta nerd

La Gilda di Bologna da anni promuove i giochi da tavolo come strumento di impatto sociale e politico per le persone LGBTQIA+, battendosi per una giusta rappresentazione e decolonizzazione degli immaginari ludici.

Mohamed Maalel
Palermo è la mappa del mio corpo

Un diario pieno di coordinate alla ricerca di ricordi, aspettative e identità, nella capitale più LGBTQIA+ della Sicilia. Il racconto intimo e personale di un pugliese, per metà tunisino, che lascia la sua terra per un posto tutto nuovo: la Palermo di oggi.

Nicolò Bellon
Guida agli uomini passati di qua

Tra le note di Milva e Dalla, tra le strade di Roma e Biella, il giovane scrittore Nicolò Bellon disegna una mappa di ricordi, sentimenti e malinconie.

Alessandro Michetti
Chieti, la provincia che vive in mille città

Vivere l’identità LGBTQIA+ nei piccoli centri e il bisogno di spazi sicuri e protetti dall’omotransfobia: un’intervista al consigliere Arcigay di Teramo, Fabio Milillo.

Edoardo Tulli
Per una città diversa in una società di uguali

Una lotta che dal 1994 arriva a oggi: un progetto di riqualificazione per rompere i confini e accogliere la comunità del Palazzo Mario Mieli nel quartiere San Paolo a Roma.

Giacomo Guccinelli
Asessualità e aromaticismo. Identità politiche e narrativa dell’assenza

Le persone aroace, asessuali e aromantiche, sono identità che problematizzano, mettono in dubbio e si sottraggono da ciò che la maggioranza pensa sia normale all’interno delle dinamiche relazionali. Disegnando nuove geografie dei rapporti.

Simone Gambirasio
Corpi disabili, corpi invisibili

I luoghi di visibilità LGBTQIA+ sono davvero così accessibili per le persone con disabilità?

Antonia Caruso
Occhio non vede, cuore non vota

L’invisibilità si crea con l’esclusione dal campo visivo, è un processo attivo e selettivo per annullare l’essenza dell’altro. Ed è soprattutto all’interno della popolazione trans che troviamo un gatekeeping interno.

Stephan Mills
Il mio corpo intersex invisibile

Perché così poche persone conoscono la realtà intersex? E’ tempo di rendere più visibile una realtà ancora troppo poco conosciuta: quella dei corpi intersex. Un percorso di lotta per ottenere i cambiamenti desiderati e di accettazione degli aspetti che non vogliamo cambiare. 

Egizia Mondini e Alessandro Michetti
L’editoriale: Invisibili

Essere visibili è un atto politico, di autoaffermazione, autodeterminazione e affrancamento, ma anche un’urgenza esistenziale, oltre che di condivisione. Perché “fuori dalla collettività c’è solo la mitomania”. 

Aldo Mastellone
Comunità trans nello sport: quando rendersi visibili è rivoluzione

La situazione delle persone LGBTQIA+ nello sport agonistico. Intervista a Guglielmo Giannotta, Presidente di ACET, Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere.

Ambra Angiolini
Come la politica e l’economia sfruttano la nostra invisibilità

Far tornare le nostre diverse identità gli unici luoghi davvero interessanti da visitare, è la rivoluzione che dobbiamo mettere in atto.

Francesco Lepore
Sacerdoti omosessuali al bivio

Da una voluta invisibilità al bisogno di coming out. Anche in Vaticano.

Daniele Coluzzi
L’omosessualità nella letteratura italiana: una storia di invisibilità

Da Michelangelo a Tasso, come gli artisti hanno usato le loro opere per celebrare i propri amori.

Paolo Di Lorenzo
Il “cucciolo” che spaccò l’America in due

Il coming out di Ellen DeGeneres e una Hollywood piena di armadi che non fu più la stessa.

Loredane Tshilombo
Black Queerness: quando sei abituato a essere invisibile

Nella presunta visibilità queer conquistata c’è l’invisibilità delle persone non bianche: il dibattito politico e la sfida del rispetto sociale in una società che riesce a convivere con più di venticinquemila persone black and brown morte o disperse nel Mediterraneo negli ultimi dieci anni.

Luca de Santis
Come sta cambiando l’identità fascista

I simboli nostalgici si legano a felpe alla moda, gli smartphone branditi al posto di bibbie e crocifissi, spariscono le divise militari scoprendo corpi muscolosi e cappelli di pelliccia. “Etero Pride”, “All lives metters”, “Libertà di essere madri”: i nuovi fascisti si appropriano dei nostri riferimenti e delle nostre parole, per mostrarsi più accettabili ma mantenendo gli strumenti di sempre: violenza e oppressione.

Luca Ragazzi
Quando il cinema queer era invisibile, o quasi

Veloce rassegna dei film italiani che hanno contribuito alla lotta per i diritti LGBTQIA+.

Matteo Albanese
Bisessualità: un orientamento doppiamente al margine

Secondo la comunità gay e lesbica, i bisessuali sono uomini gay velati e le bisessuali donne etero opportuniste. Secondo la società eterosessuale le persone bisessuali sono ingorde e insaziabili a livello sessuale, più portate alla promiscuità e alla non-monogamia. Non c’è da stupirsi che il pensiero bisessuale sia praticamente sconosciuto in Italia. Più invisibilità di così…

Mohamed Maalel
Non sono più un uomo

Un racconto inedito che parla di multiculturalità, identità, invisibilità.

Ali Bravini
Fuori dai binari: una prospettiva che sfida le convenzioni di genere

Se un Dio esiste è sicuramente non binario. Allora chi siamo noi umani per pretendere di doverci descrivere come maschi o femmine? E’ necessario restituire consistenza a prospettive invisibilizzate da un binarismo imposto che da secoli caratterizza la nostra cultura e spesso anche la visione della nostra comunità LGBTQIA+.

Roberto Gualtieri
40 anni di storia nella città di Roma

L’obiettivo dell’Amministrazione romana è quella di rendere la città sempre più accogliente, giusta e in ascolto. Una sfida che deve essere vinta assolutamente.

Egizia Mondini e Alessandro Michetti
The Luxurian Age of Muccassassina

Intervista a Vladimir Luxuria, ex direttrice artistica di Muccassassina. Per scoprire come nasce un mito.

Antonia Caruso
In questa notte tutte le vacche sono gay

Chissà se a Mario Mieli avrebbe fatto piacere diventare mariomieli, martire, eroina, poeta e anche stencil. Antonia Caruso ha tratteggiato per noi un suo personalissimo ritratto, irriverente, ironico, punk, di quel Mario Mieli di cui portiamo il nome da 40 anni. Un Mario Mieli eccessivo ma mai eccedente. 

Monica Cirinnà
Unioni civili, divisioni politiche

Più che il percorso di una legge, un’epopea omerica, fatta di insidie, tradimenti e successi che alla fine hanno portato al (desiderato?) approdo. A ripercorrerlo insieme a noi è Monica Cirinnà.

Mario Colamarino
Il Mario Mieli è di nuovo Aut

Il Magazine del Circolo è tornato in circolazione, stavolta on line. Il Presidente del Circolo Mario Mieli, in veste di editore, ci spiega la spinta che ha portato a questo ritorno.

Isabella Borrelli
Si è fr**i anche per il culo degli altrə

Chi era Mario Mieli? L’intellettuale, il filosofo, lo scrittore, l’avanguardista? A proporci una sua rilettura è Isabella Borrelli, attivista lesbofemminista intersezionale.

Vanni Piccolo
Da AMOR al Mieli

Il Circolo Mario Mieli secondo Vanni Piccolo, presidente dal 1984 al 1990.

Deborah Di Cave
La storia di un circolo a cui devo anche un po’ la mia

La prima presidentessa nella storia del Mario Mieli ci racconta il suo Circolo.

Sebastiano Secci
Pride e Resistenza

Era il 2019 e gridavamo: chi non si accontenta lotta. A raccontarcelo, l’allora presidente Sebastiano Secci.

Rossana Praitano
Anniversario di rubino

Rosso come il rubino simbolo di quest’anniversario e come la passione per l’attivismo politico della ex presidentessa Rossana Praitano

Emiliano Metalli
Teatro di lotta: Norme, Traviate e Mieli on stage

Una retrospettiva su Mario Mieli drammaturgo. Perché sì, fu anche questo.

Emiliano Metalli
Mario Mieli autore, regista, costumista, scenografo, truccatore: qualcosa di magico

Osserviamo Mario Mieli attraverso la lente del teatro: una figura di intellettuale complesso, agitatore culturale, politico dissacrante, controcorrente, avanguardista, spesso inarrivabile e in anticipo su temi e metodologie. 

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