
You get the best of both worlds. Un proclama politico, un manifesto per la libertà di essere ciò che si vuole, in ognuno dei mondi che abitiamo. Perché non è semplicemente una questione di belle musichette, abiti scintillanti e una parrucca bionda con i colpi di sole: Hannah Montana è l’azzardo delle nostre identità. Ma partiamo con ordine.
Sbarcata su Disney Channel nel 2006 (per quattro stagioni, fino al 2011), Hannah Montana è la serie tv che ha lanciato il successo e la fama di Miley Cyrus, cantante che nella fortunata serie tv interpretava la protagonista, l’adolescente Miley Stewart. Tra compiti in classe, amicizie e un padre che ha fatto arrossire molti teenager (o forse è successo solo a me), Miley nasconde una doppia vita. Da una parte una normale studentessa, dall’altra una pop star di successo. Hannah Montana nasce con l’intento di raccontare la vita comune a chi viveva, in quegli anni, una vita comune. Parliamo di gente nata tra il ’90 e i primi anni del 2000, cresciuta sintonizzandosi ogni pomeriggio, dopo scuola, su quel vecchio e pesante televisore in soggiorno. Ma Hannah Montana racconta anche la vita di chi nasconde un segreto, qualunque esso sia. Ed è qui che nasce la magia. È esattamente qui che Hannah Montana riesce a fare il colpaccio, diventando una serie memorabile.
Il 24 marzo, venti anni dopo la prima puntata, Miley Cyrus aka Hannah Montana è tornata su Disney+ per uno speciale dedicato alla serie tv. Un regalo per i fan storici della serie, potremmo raccontarcela in questo modo. Ma è davvero semplicemente un regalo ai fan? O stiamo parlando di una forte strategia di marketing? Anche qui ci tocca andare per ordine.
Il ritorno di Hannah Montana in tv dura tecnicamente meno di un’ora. In quella oretta scarsa, Miley Cyrus racconta di quanto sia stato bello vivere quei giorni dietro la macchina da presa, ma anche di quanto sia stato difficile vivere una vita diversa, quando tutto si è spento. Per anni, Miley Cyrus ha interpretato il ruolo di una teenager superstar assumendosi tutti i rischi del mestiere. Il rischio era enorme: restare per sempre Hannah Montana. Dopo innumerevoli dischi, concerti live e anche un film, per Hannah Montana era il momento di ritirarsi, di vivere una vita normale. E così è stato. Anche per noi, teenager ormai cresciuti, era l’ora di andare avanti, di riprendere in mano le nostre normali vite. Ma è qui che sorge il dubbio più grande, lo stesso che accompagna quel nodo alla gola e quella sensazione di aver ancora bisogno di Hannah Montana. Abbiamo mai avuto vite normali?
Ognuno di noi ha vissuto il concetto di normalità. L’abbiamo fatto addestrando un corpo e un’identità ai valori di una società che ci voleva a tutti i costi normali e senzienti. Ciò che ci rendeva speciali era proibito, perché ci allontanava dallo standard, da un sistema imposto in cui ogni azzardo è un pericolo. E allora ci rifugiavamo in uno schermo a media risoluzione, in cui una ragazzina con una parrucca bionda viveva il meglio dei suoi due mondi, mentre noi alloggiavamo solo in quello più ordinario. Crescendo, abbiamo sentito il peso del nostro autocontrollo, provando in tutti i modi a sfuggire e trasformando il nostro corpo in vera testimonianza. Ci siamo riusciti, forse, nel momento in cui abbiamo accettato la diversità delle nostre vite. Per tutte quelle persone queer che hanno dovuto fare i conti con ciò che è normale e ciò che deve esserlo a tutti i costi, Hannah Montana ha rappresentato quella forma in divenire da imitare, senza bisogno di indossare a tutti i costi una parrucca. La maschera della normalità viene meno, a favore di una normale voglia di essere sempre diversi, perché solo così possiamo essere unici.
Venti anni dopo, dunque, riemerge la voglia di affermazione del nostro sé. La malinconia che ci portiamo dietro non è data da un buon copione o da canzoni che risuonano allegramente nella nostra testa. Almeno, non solo. È un mix potente tra ciò che siamo stati e ciò che finalmente siamo, tra le sfide che abbiamo dovuto affrontare e i risultati che ci portiamo dietro oggi. Hannah Montana mi ha permesso di sognare in grande, verso vette che a dodici anni pensavo fossero inconquistabili. Gli anni difficili diventano così gli anni in cui abbiamo sognato di più.
Cosa resta di Hannah Montana? Miley Cyrus ha impiegato anni, prima di poter guardare al suo passato con gioia e rimettere piede nello studio in cui è nato tutto. Questo dimostra come il nostro passato sia quella serie tv andata in onda tanti anni fa, e di cui ricordiamo ogni singolo passaggio. Di Hannah Montana resta oggi l’immagine di una generazione da cui tutti hanno preteso qualcosa, senza dare nulla in cambio. Dopo anni in cui il nostro corpo ha cercato una forma perfetta e la nostra identità si modificava fino a raggiungere il suo massimo splendore, Hannah Montana riemerge dalla porta delle nostre case, salutandoci con reverenza, prima di andare via, questa volta per sempre.
Questa volta, però, senza la paura di mostrare la nostra parrucca più bella.








































































































