
Nel 2026 Vinicio Diamanti compie cento anni. Non importa che sia scomparso nel 2009: la sua è una di quelle storie che continuano a parlare al presente, nella sua essenza ordinaria e straordinaria, al tempo stesso. Vinicio continua infatti a occupare un posto speciale nella memoria culturale e affettiva della comunità LGBTQIA+ romana, ancora oggi. Soprattutto nella stagione dei Pride, quando sembra ancora di vederlo arrivare con abiti elegantemente eccentrici, accompagnato dall’immancabile ventaglio.
Attore, cantante, artista en travesti, protagonista di una stagione forse perduta del teatro italiano e della vita notturna romana, Vinicio è stato certamente più di un caratterista o di una drag queen: figura di raccordo tra l’avanspettacolo del dopoguerra, l’avanguardia teatrale degli anni Settanta, il cinema italiano, anche quello più popolare, e il movimento di liberazione omosessuale.
Romano, classe 1926, cresciuto nel quartiere Prati, Vinicio vive apertamente la propria omosessualità in anni segnati dalla discriminazione e dalla marginalizzazione, trovando proprio nell’attività artistica uno spazio di libertà. Viene riformato dal servizio militare perché giudicato “non abbastanza uomo”, come racconta lui stesso in più occasioni: un episodio emblematico di una società rigida e normativa, che tuttavia non riesce a piegare la sua personalità umana e artistica. Al contrario, trasforma quello che molti considerano un limite nella cifra distintiva del proprio talento.
Giovanissimo calca i palchi dell’avanspettacolo insieme a Giorgia O’Brien e Dominot, esibendosi all’Ambra Jovinelli, al Principe, all’Oriente e all’Espero: luoghi di confine in cui costruisce un’identità scenica giocata sull’ambiguità e sulla raffinatezza, senza caricature volgari, anticipando molte riflessioni contemporanee sulla performance di genere. Persino un rarissimo blackface en travesti – osservazione che non è mia, ma di un’affidabile antropologa specializzata nel teatro postcoloniale – testimonia la complessità e l’originalità del suo percorso artistico.

Ricordare oggi Vinicio Diamanti significa celebrare non solo una meravigliosa vicenda artistica, ma anche rendere omaggio a una generazione di persone queer che vive e ha vissuto la propria identità quando farlo richiedeva coraggio quotidiano.








































































































