
Il 10 gennaio se n’è andata Edda Billi. Con lei se ne va una voce radicale e poetica del lesbofemminismo italiano, una donna che ha attraversato decenni di lotte senza mai smettere di interrogare il presente, di sfidare il potere, di immaginare libertà più ampie. Poetessa, attivista, lesbica separatista, femminista internazionalista, Edda è stata soprattutto una costruttrice instancabile di senso politico, di memoria e di relazioni tra donne. E’ stata Presidente dell’AFFI (Associazione Federativa Femminista Internazionale) e del Centro di documentazione “Alma Sabatini” alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, dove fino all’ultimo ha continutoa a fare politica. Ha al suo attivo la pubblicazione di poesie “Isolanotte”, voluta e curata da Paola Mastrangeli, edita da Iacobelli Editore nella collana “I Leggendari” di Anna Maria Crispino.
Il discorso che pubblichiamo è quello che Maria Laura Annibali – attivista storica del movimento lesbico, presidente del Di’Gay Project – ha pronunciato al funerale di Edda Billi. Non è un necrologio né una ricostruzione biografica: è un atto d’amore politico, un saluto che nasce dalla sorellanza, dalla condivisione di una stessa genealogia di lotta e di desiderio di libertà. È una testimonianza intima e collettiva insieme, capace di restituire la forza umana e simbolica di Edda più di qualsiasi elenco di incarichi o pubblicazioni.
Leggere queste parole significa entrare in contatto con ciò che Edda ha rappresentato e continua a rappresentare: una libertà conquistata senza compromessi, una “donnità” fiera e non omologata, la convinzione che le etichette siano strumenti di difesa finché la lotta è necessaria. Uno scudo invisibile che oggi passa di mano in mano, perché – come Edda sapeva bene – la battaglia non è finita, ma il desiderio di libertà non muore.
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È enormemente difficile scrivere per ricordare una persona che ti è entrata nel cuore e nell’anima. Enormemente doloroso, perché aggiunge al vuoto della perdita, il dolore del non trovare le parole che possano essere in grado di metabolizzare la perdita.
Non serve mettere in fila le informazioni sulla sua lunga vita, sulle sue opere, sui ruoli avuti e sulle tracce che ha lasciato nella sua militanza nel movimento femminista e lesbico, sia in Italia che a livello internazionale, non serve perché basta digitare il suo nome su un motore di ricerca in internet e si hanno tutte le informazioni; soprattutto non serve a riempire il vuoto che lascia la sua carica umana, il calore del suo prorompente, e mai spento, entusiasmo per la conquista della propria libertà che si propaga diventando lotta aperta per la difesa delle libertà di tutte e tutti.
Fu proprio lei, in una delle interviste che mi ha rilasciato per i miei documentari “L’altra altra metà del cielo”, a dichiarare di non amare le etichette e a confidarmi di sognare il giorno in cui non ci sarà più bisogno di etichette perché tutti e tutte saremo solo “persone”. Però fino ad allora le etichette servono perché, diceva, sono lo scudo che imbracci “… e vai e lotti… perché la lotta non è finita” ed Edda accompagnò queste parole con il gesto della mano che, a pugno chiuso, porta uno scudo, invisibile agli occhi, ma che la mimica e la forza della voce sembrano rendere invincibile. Quel gesto e quella espressione mi sono rimaste negli occhi e indelebili nell’anima. Il suo ritratto.
“Femminista e lesbica o lesbofemminista”, questa l’etichetta che lei stessa si è data, queste le espressioni che definiscono Edda Billi e il suo lungo percorso di “donnità”, termine a lei molto caro perché evidenzia l’essere “donna”, mai omologata, fieramente convinta della propria libertà conquistata con la dura lotta, senza paura della separatezza. In questo Edda mi è madre, sorella e mentore: la libertà.
Conoscere Edda ha significato respirare la libertà, la fierezza di essere se stesse, unite nell’impegno antifascista di garantire libertà per tutte e tutti, senza discriminazioni. Stare con Edda ha voluto dire per me vivere e sperimentare la vera sorellanza, cioè la forza e la determinazione di donne a servizio di un mondo migliore di quello costruito dagli uomini.
Amata Edda, il tuo scudo, ora a terra, non è rimasto sul campo di battaglia, dimenticato… Altre mani lo stringono a sé per continuare la tua lotta. Il tuo, il nostro desiderio di libertà, vivrà in eterno.








































































































