AUT Magazine

Giorgio Bozzo: l’Omero del movimento queer italiano

di Egizia Mondini
Dal nuovo libro "Non Esistono Bambini Arcobaleno" al monumentale progetto "Le Radici dell’Orgoglio", passando per "La Compagnia del gender", un viaggio nelle memorie sommerse della comunità lgbtqia+ italiana. Nel suo lavoro Giorgio Umberto Bozzo intreccia ricerca, documenti, storie, voci e archivi per insegnarci che l’orgoglio è un’eredità collettiva, nata molto prima di noi e affidata oggi alle generazioni future. In questa intervista Bozzo ci racconta perché salvare la memoria non sia un esercizio nostalgico, ma un gesto politico urgente: un atto di cura verso chi c’era, verso chi c’è e verso chi verrà.
Giorgio Bozzo

C’è chi racconta il presente e chi, con pazienza e ostinazione, si assume la responsabilità di custodire il passato perché non venga cancellato. Giorgio Umberto Bozzo appartiene a questa seconda, preziosa categoria. Per decenni ha coltivato una ricerca appassionata e rigorosa sulla storia del movimento glbtqia+ in Italia come percorso personale e privato, fino a quando, nel 2020, ha scelto di trasformare quel patrimonio di voci, documenti e memorie in un progetto pubblico di restituzione collettiva. E da allora non ha più smesso.
L’uscita del suo ultimo libro, Non Esistono Bambini Arcobaleno – Testimonianze di infanzie e adolescenze LGBT+, si inserisce con forza e coerenza in questo percorso, portando la riflessione sulle radici dell’identità e dell’orgoglio laddove oggi il dibattito pubblico è più feroce e mistificato: l’infanzia.
Con Le Radici dell’Orgoglio, progetto che attraversa podcast, libri e divulgazione, Bozzo ha costruito un vero e proprio archivio sentimentale e civile della comunità, dimostrando che l’orgoglio non nasce dal nulla ma affonda le sue radici in lotte, relazioni, corpi e voci che hanno sfidato stigma e repressione. In questa intervista, dialoghiamo con lui per ripercorrere un lavoro che non è solo testimonianza storica, ma atto di resistenza e dono alle generazioni future.

Partiamo dall’inizio: cos’è, com’è nato e soprattutto come hai realizzato “Le Radici dell’orgoglio” (podcast e libro)?

Nel 1992 mi sono recato per una vacanza negli Stati Uniti e, proprio nei primi giorni, in una grande libreria di Manhattan, vidi un’intera vetrina dedicata a un libro a tematica LGBT+: era Making History – The Struggle for Gay and Lesbian Equal Rights (1945-1990) del giornalista Eric Marcus. Il libro era una raccolta di interviste a persone che in modo diretto o indiretto erano state protagoniste della nascita e dello sviluppo di un movimento di liberazione omosessuale in America, a partire dal dopoguerra. Divorai quel libro in pochi giorni e quello che mi affascinò fu scoprire come i grandi mutamenti, le grandi trasformazioni della società hanno sovente a che vedere con le esigenze, i desideri, le emozioni e le paure di singole persone che, quando si sentono oppresse, trovano la forza di reagire creando reti e relazioni e, quindi, lotta. Quando rientrai in Italia, mi recai alla Libreria Babele di Milano e chiesi a Gianni Delle Foglie, che allora ne era il gestore, di darmi tutto quello che aveva sulla storia del movimento italiano. Lui mi guardò tra l’attonito e il beffardo e mi disse: «Ma… non c’è nulla». E poco dopo aggiunse: «Perché non scrivi tu qualcosa?».

Ricordo che inizialmente presi la domanda come una bonaria provocazione – Gianni era una persona molto ironica e divertente -, ma poche settimane dopo mi decisi quanto meno ad incontrare qualcuno degli attivisti della prima ora, giusto per raccogliere qualche informazione, un’infarinatura di ciò che era accaduto nel nostro paese. Fu proprio Gianni a dirmi che la mia avventura non poteva che cominciare da Angelo Pezzana, di cui allora non conoscevo neppure il nome. Le indicazioni per rintracciarlo erano però alquanto semplici: Angelo era il proprietario di una delle più belle librerie di Torino, la Rosa Luxemburg. Trovai il numero sull’elenco telefonico, lo composi e dopo pochi minuti era dall’atra parte del filo, felice e lusingato di concedermi un appuntamento per chiacchierare. In quel periodo collaboravo con il mensile «Babilonia», per cui mi ero detto che al limite da quell’incontro poteva venirne fuori un pezzo per la rivista.

In verità, quel primo incontro non fu che l’attivazione di una passione sempre più pressante, che in questi ultimi 35 anni mi ha portato a collezionare circa 400 interviste, migliaia di articoli di giornale, fotografie, documenti, corrispondenza, che mi hanno permesso di mappare nella mia mente uno scenario evolutivo dettagliato della storia della comunità LGBT+ dal dopoguerra ad oggi. Devo però ammettere che sino alla fine del 2020, la mia era stata una passione del tutto personale e privata. Il vero salto di qualità è avvenuto quando mi sono reso conto che si stava avvicinando quello che ritenevo essere il cinquantesimo anniversario della nascita del movimento di liberazione omosessuale – allora si diceva così – nel nostro paese ed ero a dir poco sorpreso che non fosse previsto alcun festeggiamento, alcuna celebrazione. Il giorno era il 15 aprile. In quella data nel 1971 uscì sul quotidiano «La Stampa» la recensione di un libro, scritta da un collaboratore del giornale, che a causa del suo titolo (L’infelice che ama la sua immagine), del linguaggio e delle informazioni scientifiche addotte – pura paccottiglia, invero – fecero arrabbiare Angelo Pezzana e il gruppo di amici omosessuali che gravitavano intorno alla sua libreria di allora, la Hellas, portandoli a mettersi in contatto con altri gruppi di Milano e Roma e a decidere di dar vita al F.U.O.R.I.! (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano). Trovavo ingiusto che un anniversario così importante passasse inosservato e mi domandai cosa potessi fare perché questo non accadesse. Per buona parte della mia vita professionale sono stato un autore radio-televisivo e la soluzione più concreta e, per certi aspetti, semplice mi parve quella di produrre un documentario sonoro in formato podcast. Così è nato Le Radici dell’Orgoglio, una lunga serialità reperibile sulle principali piattaforme e ancora in fieri, dal momento che siamo al ventesimo episodio (L’età dell’adolescenza inquieta, che racconta fatti del 1986) e che speriamo – grazie al crowdfunding attivato, che ci aiuta a coprire i costi di produzione – possa riprendere a breve a pubblicare regolarmente nuove puntate. Il podcast è pensato come un prodotto nazionalpopolare, fruibile in modo semplice e coinvolgente, grazie alle testimonianze e, soprattutto, alla bellissima colonna sonora. Permette a chiunque lo desideri di recuperare il patrimonio inestimabile di una memoria storica che dimostra inequivocabilmente come una componente coraggiosa, nobile e – ahimè – minoritaria della nostra comunità abbia saputo lottare contro il pregiudizio, lo stigma e la repressione per offrire a tutti una società migliore e più inclusiva.

L’importanza di conoscere la nostra storia: vale solo come testimonianza e riconoscimento per noi che l’abbiamo vissuta o hai l’intento di raggiungere le generazioni più giovani e ignare?

La scelta del nome che ho dato a questo progetto (che oggi conta un saggio omonimo in più volumi, dei canali social e una pagina su Substack in cui faccio divulgazione storica) ha voluto fin dall’inizio chiarire proprio questo punto. Il mio lavoro è nato all’origine come un progetto del tutto personale e privato di arricchimento storico e culturale, ma da un certo momento ha assunto anche una valenza di carattere politico. Andare indietro nel tempo a recuperare la nostra storia non è un mero esercizio snobistico intellettuale: sapere chi siamo e da dove veniamo, riconoscere i meriti di chi ha messo a rischio la propria esistenza per un bene superiore e collettivo, scoprire con quanto coraggio e con quanta creatività questi attivisti siano stati capaci di modificare la società, rendendola migliore per chiunque e ottenendo dei diritti che oggi permettono a tutti noi di legittimare i nostri desideri e i nostri sentimenti, le nostre stesse esistenze, ha il potere di infondere al concetto di orgoglio un senso del tutto nuovo e potentemente efficace. La conoscenza della storia, il riappropriarsi di una memoria collettiva ci aiuta a sentirci più forti, più determinati, più coscienti di noi stessi e dei valori e delle potenzialità che possiamo portare in dote al consesso sociale cui partecipiamo. È quanto meno scontato che questo dovere di testimonianza e di lascito storico-culturale ha come destinatarie proprio le giovani generazioni, che vivono beneficiando di diritti per i quali altri prima di loro hanno lottato, ma che, sono quelle a cui dobbiamo affidare l’incarico di impegnarsi per ottenere tutti quei diritti che ancora ci mancano perché ci vengono negati. È come se stessimo trasmettendo loro un superpotere, con la speranza che ne facciano buon uso per il bene di tutti.

La Compagnia del Gender è un progetto nato per fare debunking contro le fake news sulla comunità LGBTQIA+. Raccontaci quest’altro progetto e come fare per contribuire a farlo crescere come patrimonio e osservatorio aperto…

Il mio impegno nella ricerca storica mi porta spesso a crogiolarmi nel passato: trascorro ore e ore in emeroteche e centri di documentazione a spigolare giornali, riviste, saggi e documenti… ma faccio anche in modo di mantenere accesa la mia attenzione sul presente. Per questo da qualche anno sento l’imperativo etico di impegnarmi nel contrasto alle ignobili narrazioni propalate da associazioni reazionarie e ultracattoliche, che – confortate dall’attuale governo di destra – si stanno accanendo nell’erosione sistematica dei diritti e delle garanzie giuridiche conseguiti in decenni di battaglie. La propaganda utilizzata è costruita su menzogne grossolane e mira ad alimentare e a radicalizzare pregiudizi e sospetti nelle componenti meno strutturate e più influenzabili della nostra società, con teorie complottistiche inesistenti (come nel caso della famigerata e indefinibile “ideologia gender”, che ha soppiantato quella altrettanto immaginaria della “lobby gay”) atte a spaventare e a far credere che ci sia in atto un colpo di mano contro tutto ciò che è “naturale” e “tradizionale”, con il mero scopo di corrompere – se non di infettare – la società, vissuta come bene privatistico da coloro che si illudono di godere del privilegio di essere “normali”. Insomma, l’orologio che da decenni segnava il costante progredire dell’emancipazione della comunità LGBT+ è come se improvvisamente fosse stato portato indietro di anni. È ovvio che si debba reagire senza indugi. La Compagnia del Gender vuole fare questo. Mi sono immaginato un gruppo di nobili cavalierə che, facendo solenne giuramento in favore e a difesa della verità, della scienza e dei diritti umani e civili di chiunque, si impegna ogni giorno a sbugiardare e ad esporre al ridicolo tutti i novelli Gobbels che infoltiscono le fila dei gruppi di sedicenti “patrioti” e di associazioni come ProVita & Famiglia. La Compagnia del Gender ha una pagina su Substack, dei canali social e, a breve, un podcast video. Per crescere e per rendere più efficace il nostro impegno, però, abbiamo bisogno di sostegno. Colgo quindi l’occasione dell’ospitalità su Aut per far sapere che il reclutamento di nuovi cavaliere e cavalieri è sempre aperto. Chiunque può dare una mano mettendo a disposizione un po’ del proprio tempo e delle proprie capacità: ci occorrono ricercatori, redattori, grafici, tecnici di post-produzione audio e video, esperti di social media, preparatori di panini e massaggiatori… siamo un collettivo aperto e inclusivo. Ciò che possiamo garantire in cambio sono senso di gratificazione e puro divertimento.

Arriviamo al tuo ultimo libro: Non Esistono Bambini Arcobaleno – Testimonianze di infanzie e adolescenze LGBT+. Le testimonianze raccolte demoliscono due narrazioni tossiche: quella dell’orientamento “scelto da adulti” e quella dell’indottrinamento da “ideologia gender”. Qual è la bugia che, ancora oggi, ti sembra più difficile da scardinare?

Quella che l’essere gay, lesbiche, bisessuali, transgender sia una scelta che si compie da adulti e dopo essere stati sottoposti a una qualche forma di condizionamento, di corruzione o indottrinamento dall’esterno. Malgrado esista un’amplissima letteratura scientifica sull’argomento, per combattere la menzogna e l’ipocrisia siamo ancora una volta costretti a esporre la verità delle nostre esistenze, della nostra umanità, a renderci visibili: io ero un bambino gay già a sette, otto anni; poi sono stato un adolescente gay, un giovane uomo gay, un adulto gay; oggi mi sto inoltrando orgogliosamente nella terza età come gay. Tutta la mia esistenza è stata caratterizzata dal mio orientamento sessuale, che senz’altro nessuno mi ha imposto, ma che, allo stesso tempo, nessuno mi ha aiutato ad accettare con serenità e senza sensi di colpa quando più ne avrei avuto bisogno. Non perdonerò mai alla società degli anni Sessanta e Settanta la sofferenza che sono stato costretto a provare, per di più senza che mi venisse offerta alcuna accessibile via di fuga, alcuna uscita di sicurezza per fuggire da quel dolore.

 Attraverso il titolo hai scelto di scardinare e sovvertire un insulto dei movimenti reazionari, per riappropriarcene in modo positivo. A chi parla questo libro — ai genitori, ai ragazzi queer di oggi, o ai reazionari che negheranno comunque tutto?

Il libro è nato da una forte incazzatura che ho provato nel gennaio del 2025, quando, pochi giorni dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, Trump aveva firmato uno dei suoi odiosi ordini esecutivi per interrompere i fondi federali destinati ai servizi per gli adolescenti trans. In un tronfio post sui suoi social ProVita & Famiglia plaudiva a questa decisione affermando: «In America, così come nel resto del mondo, non esistono affatto “bambini gay, lesbiche e transgender”. Esistono bambini e bambine e poi esistono adulti che appiccicano abusivamente sui minori etichette politiche per costringerli a farli entrare nei loro schemi ideologici». La falsità di questa affermazione mi è bruciata dentro per qualche giorno, sino a che non ho deciso di interrompere la stesura del secondo volume delle Radici e di raccogliere delle evidenze, delle verità, delle umanità da contrapporre alla volgare propaganda anti-gender di quella cricca di farabutti. Le undici storie che ho selezionato appartengono a persone con età, contesti familiari e origini geografiche molto diversi tra di loro, per cui credo che la lettura di questo libro possa riservare momenti di coinvolgimento ed empatia a chiunque. Tuttavia, ritengo che i destinatari ideali di queste testimonianze siano coloro cui non è mai capitata l’opportunità di confrontarsi da vicino con un bambino o un adolescente omosessuale o trans.

Se potessi scegliere una sola testimonianza capace di spiegare l’intero senso del libro — cioè che non c’è nulla da “correggere” — quale storia prenderesti per mano e porteresti al centro della scena?

Amo tutte le storie che ho raccolto e sono immensamente grato a coloro che mi hanno regalato il racconto della loro infanzia e della loro adolescenza. Quindi faccio fatica ad essere parziale. Se proprio devo selezionare un estratto, segnalo il finale del racconto di Zeno, un giovane uomo transessuale, che parla dell’identità precedente alla sua affermazione di genere:

«Entrare in contatto con altre persone, iniziare a frequentarle, approdare a una nuova consapevolezza di me ha cominciato a fare la differenza: da quel momento in poi è come se tutto si fosse aggiustato da solo. Mi mancava solo un nome che mi definisse. Inizialmente avevo pensato di utilizzare Marco, perché mia nonna mi diceva sempre:  «Eh, se fossi nato maschio ti avremmo chiamato Marco». Però, poi, ho capito che, per quanto mia nonna sia stata una delle persone più importanti della mia vita, avevo bisogno di un nome che fosse mio. Non ricordo quando è accaduto, ma un giorno mi sono ritrovato a pensare a questo nome, Zeno, che mi piaceva, suonava bene. Inoltre, per quanto io sia ateo, ho scoperto che San Zeno è un santo buffissimo, perché è uno dei pochi santi africani, pescava il proprio cibo da solo nell’Adige e, sei vai nella basilica che gli è stata dedicata a Verona, lo vedi che sorride; quindi, mi son detto: «Eccomi, sono io». Ho ritrovato un quaderno delle elementari. Mi piaceva tantissimo scrivere e la maestra Maria, che era la maestra delle elementari, mi faceva annotare su un diario ciò che facevo durante il giorno. Io scrivevo al maschile e su una pagina ho trovato una nota che diceva: «Bravissima, diventerai una scrittrice». Io penso che se all’epoca ci fosse stata una maestra che in quell’uso del maschile non ci avesse letto una licenza poetica, ma semplicemente il suggerimento che qualcuno stava tentando di esprimere la propria identità, tutto sarebbe stato diverso. C’è una frase che mi piace molto: «Ciascuno cresce solo se sognato». Ed è vero. Non avere una narrazione, una rappresentazione, una denominazione calzante significa non esistere. Quando ho iniziato la terapia ormonale c’è stata la riconciliazione con Silvia. All’inizio, quando sono arrivato ad essere Zeno, ho odiato tantissimo Silvia. Per me Silvia rappresentava tutto il dolore, tutta la sofferenza che avevo provato. Poi, a un certo punto, quando ho ritrovato quel quaderno, ho capito che dovevo tutto a Silvia. Perché se Silvia non fosse stata così forte, se non avesse trovato la maniera di resistere, io non sarei qua. E questa cosa è stata talmente bella che, sebbene spesso moltissime persone trans non amino parlare del loro io passato, io mi sono tatuato il nome Silvia. L’ho fatto per sentirmi intero, perché io sono stato Silvia. A Silvia devo tutto. Devo la mia sopravvivenza. Perché Silvia c’era ed è rimasta quando non c’era nessun’altro».

Non si può non avvertire in queste parole una richiesta di impegno: non possiamo lasciare le persone da sole di fronte alle scelte più importanti e urgenti per la loro vita. Dobbiamo essere presenti per appoggiarle, per far loro sapere che, qualunque cosa decidano, qualunque percorso intraprendono, valgono.

Le infanzie queer che racconti non hanno nulla di “nuovo”: esistono da sempre. Perché secondo te è così destabilizzante, per una parte del Paese, ammettere che esistano?

Perché chi non ci vuole bene, chi punta a distruggere quel poco che abbiamo ottenuto di ciò che ci spetta, negando o invisibilizzando le infanzie e le adolescenze queer può reiterare con facilità la panzana dell’ideologia gender che avrebbe come unico scopo quello di corrompere i bambini. Stiamo parlando di gente cinica, pronta a qualunque nefandezza e a qualunque falsità pur di ricacciarci in un angolo oscuro. In verità i veri corruttori – peraltro profondamente corrotti – sono loro ed è da loro che dobbiamo difendere i bambini. Non solo quelli LGBT+. Tutti i bambini.

Di tutto il lavoro preziosissimo che stai facendo per la comunità, saresti soddisfatto se raggiungessi quale scopo?

A volte scherzando dico che per almeno una decina d’anni non posso morire, perché devo portare a termine il progetto di Le Radici dell’Orgoglio, che prevede cinque volumi, grazie ai quali spero di porre una pietra angolare intorno alla quale chi vorrà potrà continuare a edificare la giusta e necessaria dimora della nostra memoria. Questo non mi farebbe sentire solo soddisfatto, ma anche utile per una causa che è sempre stata una costante nella mia vita. Vorrei anche poter dare un contributo politico, però. Sono un ragazzo che si è formato negli anni Settanta e conservo la passione per l’impegno e per la lotta. Fino a qualche anno fa ero convinto che il percorso di emancipazione e liberazione della comunità LGBT+ fosse un fenomeno destinato a una facile e inarrestabile crescita verso l’obiettivo finale, quello dell’eliminazione di qualunque pregiudizio, di qualunque forma di violenza. Da qualche tempo, invece, vedo aumentare gli attacchi delle frange reazionarie e omofobe della società, che assestano colpi che fanno male e minano le nostre sicurezze, la nostra serenità. Penso alle infami rappresaglie nei confronti delle persone transgender, alla delegittimazione della genitorialità omosessuale per la quale si invocano reati universali, all’insofferenza a dir poco isterica per il lavoro di educazione sessuale, affettiva e al consenso che, in mancanza di serie iniziative delle istituzioni, si sono assunti i docenti e i dirigenti scolastici più illuminati insieme alle associazioni che si danno generosamente da fare per aiutare scolari e studenti a crescenze emancipandosi da ignoranza e pregiudizi. C’è ancora molto da fare e l’ultima cosa che mi passa per la testa è di rimanere con le mani in mano.

Cosa diresti al te stesso bambino, oggi?

Forse non direi nulla. Forse mi abbraccerei soltanto, mi stringerei forte per farmi sentire amato e protetto. Che poi è quello che credo mi sia mancato quando davvero ne avevo bisogno: sentirmi amato e protetto non malgrado, ma proprio per ciò che ero e per ciò che dentro di me provavo.

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Alessandro Bentivegna
Carroll Gardens Pride edition: finché destra non ci separi

A dieci anni dalla sentenza Obergefell v. Hodges, che legalizzò il matrimonio tra persone dello stesso sesso negli Stati Uniti, la comunità LGBTQIA+ scopre che l’amore vince. Ma a volte serve anche un avvocato costituzionalista. Perché Obergefell ci ha insegnato che i diritti si conquistano, sì — ma soprattutto si difendono. E questo vale ovunque. Gli Stati Uniti oggi garantiscono più diritti alle persone queer rispetto all’Italia, è vero. Ma anche qui questi diritti non sono scolpiti nella pietra. A New York come a Roma, si lotta per esistere, per amare, per essere riconosciuti come cittadini a pieno titolo.

Egizia Mondini
Rainbow Eggs: il Pride si serve anche al cucchiaio

Anche la cucina può essere un manifesto e parlare di identità, libertà e inclusione. E’ quello che ha fatto chef Barbara Agosti, fondatrice e anima del Ristorante Eggs di Roma e Milano, ideando Rainbow Eggs, un dessert arcobaleno creato per il Pride Month. Un progetto gastronomico e un gesto concreto per ricordare che la cucina può farsi anche espressione di valori, come ci racconta in questa intervista.

Mario Colamarino
Perché il Roma Pride quest’anno è fuorilegge

Fuorilegge non è solo il tema del RomaPride 2025, è una diagnosi politica. E’ la legge stessa ad aver infranto la promessa democratica di uguaglianza, protezione e libertà per tutt3. La Rainbow Map di ILGA-Europe ci posiziona al 35° posto su 49 paesi europei, fotografia di un’Italia ormai allo sbando sul fronte dei diritti LGBTQIA+. E quando si vive in un Paese pervaso da questo clima di odio, far parte della nostra comunità significa essere esclus3, ignorat3 e non protett3 dalla legge. Rivendicare il diritto di manifestare, di scendere in piazza, di mostrare il proprio corpo e far sentire la propria voce non è un vezzo o un gesto di esibizionismo, è sopravvivenza politica, è un atto di ribellione e di resistenza.

Alessandro Michetti
Carolina Morace: nel calcio, attaccante. Per i diritti, in difesa 

Ha segnato il calcio italiano dentro e fuori dal campo. Prima giocatrice dichiaratamente lesbica, prima donna a guidare una squadra maschile, icona dello sport e ora europarlamentare, è in prima linea per i diritti. Il 28 giugno sarà a Budapest per sostenere il Pride, ufficialmente vietato dal governo ungherese. L’abbiamo intervistata alla vigilia della partenza, tra politica, visibilità e desiderio di un’Europa (e un’Italia) che non lasci indietro nessuno.

Yuri Guaiana
Fuorilegge e fuori controllo: la nuova ondata globale di repressione anti-LGBTQIA+

Un Pride vietato in Ungheria, una legge repressiva in Mali, un corpo spezzato in un fiume colombiano, una sentenza crudele nei Caraibi: sono tutte facce della stessa strategia. Criminalizzati, repressi, uccisi. Dai Caraibi all’Africa occidentale, passando per l’Europa dell’Est, i diritti delle persone LGBTQIA+ sono sotto attacco.
Dietro questa ondata globale di odio non ci sono solo governi autoritari, ma vere e proprie reti transnazionali che esportano repressione e censura.
Un’inchiesta che attraversa tre continenti e smaschera la strategia globale per cancellare l’esistenza queer. Se oggi essere LGBTQIA+ è ancora un crimine in 66 paesi, allora la nostra lotta è tutt’altro che finita.

Alessandro Michetti
Genitori fuorilegge intergalattici

Da padri a criminali universali. Con la Legge Varchi, in Italia, la gestazione per altri è diventata reato ovunque nel mondo, paragonata a crimini come il genocidio. Padri fuorilegge, appunto. Ne parliamo con Cristiano Giraldi, papà di due figli e membro del direttivo di di Famiglie Arcobaleno, che racconta cosa significa crescere una famiglia sotto attacco legislativo e culturale. Una testimonianza potente di amore, resistenza e diritti negati.

Egizia Mondini
Editoriale – Fuori dalla legge. Dentro la storia

Essere fuorilegge è diventata una condizione civile. È l’atto semplice ma radicale di esistere quando la legge si rifiuta di nominarci. È vivere con fierezza in una realtà che la politica ignora. Ma è anche – e forse soprattutto – un atto poetico: costruire linguaggio dove c’è censura, comunità dove c’è isolamento, affetto dove c’è odio. Siamo fuorilegge perché lo Stato non sa ancora scrivere leggi che parlino di noi. Ma sappiamo farlo noi: con le parole, con i gesti, con le piazze.

jkr terf
Sara Tamisari
Cara JK Rowling, o JK TERF, grazie, ma no grazie

J.K. Rowling è la mamma di un ragazzino, anzi di un intero mondo, un mondo meraviglioso che abbiamo amato, e ancora amiamo alla follia. Ma come tutte le mamme, anche lei commette errori. Anche se lei ci è andata giù pesante. Sì proprio lei che aveva aperto le menti di così tantə bambinə, che aveva creato personagge femminili tanto indipendenti, lei che ha cresciuto una, due, tre generazioni. Dal 2018, di misfatti, J.K. Rowling ne ha fatti parecchi. Allora ci domandiamo: è possibile separare l’opera dall’autrice? La seconda puntata di Galassia Clandestina è dedicata a questo argomento “scottante”, nel senso che ci brucia forte: possiamo continuare ad amare Harry Potter senza pensare alle posizioni della sua autrice?

Coordinamento Roma Pride
Il Manifesto politico del Roma Pride 2025

FUORILEGGE non è solo uno slogan. È la realtà che viviamo ogni giorno. Dal diritto alla genitorialità alla libertà di essere se stessə, dal riconoscimento delle famiglie al rifiuto della violenza di genere: il Manifesto del Roma Pride 2025 è una dichiarazione di resistenza collettiva. Se ancora non lo avete fatto, leggetelo qui. Perché se essere fuorilegge significa esistere con dignità, allora lo siamo tuttə.

Alessandro Bentivegna
Forever Young? Cronache (semiserie) della vecchiaia queer nella città che non invecchia mai

Per molti gay, il corpo non è mai stato solo carne: è stato passaporto, armatura, statement politico. Ma cosa succede quando comincia a cedere? Quando gli addominali diventano un ricordo annebbiato e i contorni del viso iniziano una silenziosa ribellione? New York è la città del futuro. Ma, per quanto corra avanti, pare dimenticarsi regolarmente una piccola verità: che il futuro, se tutto va bene, invecchia. Male, se sei gay. In una cultura che ci vuole perennemente “ready for the weekend”, essere vecchi e visibili è un atto poetico. E anche politico. Una nuova, tagliente, puntata della rubrica del nostro corrispondente da New York.

Emiliano Metalli
Pleuteri, Lidi e le dinamiche di coppia a teatro

“I ragazzi che si amano si baciano in piedi contro le porte della notte”, scrive Prévert. È questa l’immagine evocata da “Come nei giorni migliori” di Diego Pleuteri, in scena al Teatro India con regia di Leonardo Lidi, accolto da un tutto esaurito. L’esistenza, l’amore, le difficoltà, le aspettative, il sesso, il desiderio. Il tutto raccontato con naturalezza, senza enfasi sull’omosessualità, che è solo una delle variabili, non la principale. Una performance eccellente: il corpo parla prima della parola, ogni gesto è carico di senso, ogni passaggio è una variazione emotiva.

Extra-complicate
Lesbodrammi – Episodio 4: cercavi uno sguardo, hai trovato un rituale tribale (ovvero come flirtare quando lei è accompagnata da sacerdotesse del sarcasmo saffico)

Esiste una categoria umana precisa, che si manifesta soprattutto nei circoli lesbo: la cricca saffica affiatata, inossidabile, vagamente intimidatoria. Individuate singolarmente, sono dolci ed educate, ma in gruppo, cambiano. In gruppo diventano un’energia nuova: sarcastica, velocissima, tipo sitcom. Dove tu sei l’unica senza copione. Cercavi uno sguardo, e trovi una comunità, un ecosistema.

Alessandro Bentivegna
Cronache da Carroll Gardens: considerazioni sulla danza contemporanea, giovani artistə trans, la nobile woke culture e il dolce alla fine

Woke, ma non troppo. Una serata di danza nel Queens accende una riflessione più ampia su cosa significhi oggi “essere woke” in un tempo in cui la parola è diventata etichetta divisiva, tra slogan ideologici e parodie reazionarie. Cosa resta, davvero, della cultura dell’inclusione quando si libera dalla rigidità del linguaggio e torna ad abitare i gesti, la cura, l’ascolto? Forse, come ricorda Jane Fonda, “woke” significa solo preoccuparsi degli altri. E farlo bene.

Emiliano Metalli
Due donne per sei vite fuori dall’ordinario: D’Abbraccio e Kustermann al Teatro Vascello

Sei donne. Sei serate. Sei storie che hanno lasciato il segno. Al Teatro Vascello di Roma, due grandi interpreti — Mariangela D’Abbraccio e Manuela Kustermann — danno voce a Camille Claudel, Marie Curie, Marilyn Monroe, Maria Montessori, Eleonora Duse e Billie Holiday. Con testi firmati da Dacia Maraini, Maurizio De Giovanni, Sandra Petrignani (e altri), questo ciclo di spettacoli è un viaggio potente nella vita di sei icone femminili tra arte, scienza, teatro e resistenza. Ogni sera una donna diversa. Una storia da ascoltare, sentire, vivere. “Una voce per ogni anima che ha cambiato il mondo.”

Egizia Mondini
25 anni di cultura drag in Italia

“Drag Italia” è un volume che racconta la storia della cultura drag italiana. Un libro-manifesto che attraversa storia, clubbing, memoria, militanza e che racconta figure iconiche dalle esagerate acconciature e dalle pungenti battute. Un prezioso lavoro di ricerca che dà conto di come lustrini, paillettes e tacchi vertiginosi siano una vera forma di espressione politica. Drag non è un costume. È consapevolezza, arte, resistenza. Ne abbiamo parlato con l’autore, Stefano Mastropaolo.

Extra-complicate
LesboDrammi – Episodio 3: la Sacra Trinità lesbica. Tu, lei e la sua ex

Una dinamica che esiste da sempre nella cultura lesbica. Una di quelle costanti che si tramandano di generazione in generazione, come le poesie di Saffo o le cassette di The L Word. Nel nuovo episodio di LesboDramma parliamo di una peculiarità del mondo delle relazioni al femminile: l’ex che resta. L’ex che non scompare. Che diventa “migliore amica” e, spesso, che non se n’è mai andata davvero. E voi siete team “amiche mai” o “armonia a tutti i costi”?

Silvia staff Dyke March
La prima Dyke March della storia italiana è a Roma

Dal 23 al 26 aprile 2025 Roma ospita per la prima volta la Conferenza Lesbica Europea (EL*C) e la prima Dykemarch italiana: un evento storico, politico e rivoluzionario nel cuore della capitale. In un momento segnato da attacchi ai diritti LGBTQIA+, questa iniziativa è un grido di resistenza, visibilità e orgoglio lesbico. Ce ne parla una delle organizzatrici.

Porpora Marcasciano
Dagli Stati Uniti all’Italia: cresce la stretta sui diritti delle persone trans

“Sono appena tornata da un’America in cui anche le biblioteche sussurrano. Le parole non scorrono più libere nei corridoi delle università: si spiano, si annotano, si correggono. Gli studenti, soprattutto quelli queer o stranieri, vivono in apnea, temendo una deportazione mascherata da burocrazia. E mentre mi arrivano le prime notizie dalla Florida – patenti strappate alla verità delle persone trans – scopro che anche l’Italia vuole “schedare” i corpi non conformi. Non è un inciampo. È una strategia. E noi siamo ancora troppo silenzios*”. Porpora Marcasciano, Presidente onoraria del Movimento Identità Trans (MIT), ci racconta il suo rientro in Italia.

Alessandro Bentivegna
Cronache da Carroll Gardens: appunti sotto le volte del Met, su famiglie e diritti per tuttə

Cosa unisce due famiglie gay, un croissant decente a Central Park e la memoria dei sarcofagi egizi? In questa nuova puntata, Alessandro Bentivegna ci accompagna tra le sale del Met, tra tessere museali, brunch sospesi e domande scomode sulla democrazia. Perché i diritti civili, come i musei, sono spazi da abitare. Una riflessione in punta di penna sull’identità, i privilegi e il rischio (serissimo) di diventare progressisti solo nel proprio quartiere. Seconda puntata di Cronache da Carroll Gardens. Solo su Aut.

Davide Ferraro
L’odore che resta

Amori, cortili e dittature interiori: il romanzo di Giuliano Brenna racconta Lisbona, ma soprattutto Mattia. Orfano precoce, amante silenzioso, uomo in cerca di sé e di un futuro che non sa ancora se gli appartiene. In una città attraversata da storia e rivoluzione, tra odori che conservano la memoria e legami che sanno di salvezza, Brenna ci consegna un racconto struggente e potente sull’identità, il desiderio e la possibilità di rinascere. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Emiliano Metalli
Ferdinando/Cirillo: per chi desidera immergersi nelle sfumature dell’animo umano

Nel panorama del teatro italiano del secondo Novecento, pochi autori hanno saputo intrecciare con tanta audacia il tema del desiderio sessuale con un gioco linguistico che contrappone tradizione e contemporaneità. “Ferdinando” di Annibale Ruccello è un vero capolavoro di drammaturgia che esplora i temi del desiderio sessuale e del suo potere sull’altro. In scena al Teatro India.

Emiliano Metalli
“La pulce nell’orecchio” di Carmelo Rifici al Teatro Vascello: un vaudeville in chiave contemporanea

Dal 28 marzo al 6 aprile 2025, il Teatro Vascello di Roma ospita “La pulce nell’orecchio”, il celebre vaudeville di Georges Feydeau in una nuova versione diretta da Carmelo Rifici. Il teatro, come la letteratura e il cinema, si conferma uno spazio di resistenza culturale, capace di dare voce a chi spesso viene messo a tacere. Su Aut vi segnaliamo, raccontiamo e consigliamo tutti quegli spettacoli da non perdere.

Extra-complicate
LesboDrammi – Episodio 2: il paradosso della “tranquilla”, ovvero, il lupo vestito da agnello

Quante volte restiamo in situazioni tossiche solo per il bisogno di provare a noi stesse di poter “gestire” l’altro? Quante volte ci convinciamo che se resistiamo abbastanza, se dimostriamo il nostro valore, la persona davanti a noi smetterà di essere una sfida e diventerà un porto sicuro? L’amore è un labirinto pieno di false uscite. Ogni tanto ci fermiamo, guardiamo indietro e ci chiediamo come abbiamo fatto a perderci di nuovo. Forse il segreto non è trovare la via d’uscita, ma imparare a riconoscere i segnali d’allarme prima di entrare. Eccovi il nuovo episodio della rubrica Lesbodramma.

Sara Tamisari
Galassia Clandestina: il genere è necessario?

Benvenutə su Galassia Clandestina, la nuova rubrica di Aut che accende il cervello e apre mondi. Qui si parla di tutto: queerness, film, serie tv, libri, manga, anime, videogiochi e marketing. Uno spazio di dialogo, per chi cerca connessioni fuori dalle orbite mainstream, dove sentirsi al sicuro nel condividere anche ciò che è personale, senza censura. Se è un safe space quello che cercavate, avete trovato il vostro pianeta.

Alessandro Bentivegna
Cronache da Carroll Gardens: appunti sul successo, i cani e l’America di Trump

Benvenuti a New York, dove il sogno americano si misura in metri quadri e saldo disponibile. Alessandro Bentivegna racconta la sua nuova vita nella Grande Mela, tra brunch progressisti e realtà ben più spietate. Una coppia gay, due cagnoline e una domanda scomoda: quanto vale davvero una vita umana, oggi? Un nuovo appuntamento imperdibile, e in esclusiva su Aut, per chi ama punti di vista pungenti e storie senza filtri. Seguite “Cronache da Carroll Gardens” e scopriamo l’America raccontata da chi la sta vivendo da dentro.

Extra-complicate
LesboDrammi – Episodio 1: l’eterno ritorno dell’etero-curiosa

Una nuova rubrica, nata tra i corridoi del Mieli e approdata qui per raccontare, ridere e ironizzare su una delle caratteristiche più frequenti della comunità lesbica: i drammi amorosi che solo le donne tra loro riescono a creare. Nasce quindi su Aut: LesboDramma, rubrica ironica, tragicomica e spaventosamente realistica sulle liturgie amorose tra ragazze. A firmarla è il collettivo delle Extra-complicate che, attraverso il loro spazio, ci raccontano, con autoironia e un pizzico di cinismo, il caos sentimentale, i déjà vu amorosi e quelle piccole grandi nevrosi che ogni donna queer conosce bene. Non perdetevi nemmeno un episodio. Eccovi il pilota.

Luca Ragazzi
La lettera T nel cinema

Per troppo tempo il cinema ha parlato delle persone trans senza lasciarle parlare davvero, riducendole a inganni, tragedie o mostri. Da The Rocky Horror Picture Show, che ha scardinato il genere con ironia, fino a Emilia Perez, dove identità e destino si riscrivono, il cinema inizia a restituire alle persone trans il diritto di essere protagoniste. Non è solo rappresentazione, è riscrittura dell’immaginario. Ecco i film che hanno segnato questo viaggio.

Andrea Amadio @LibriconFragole
5 libri sull’essere transgender

Le parole creano ponti, non barriere. Per questo vi consigliamo 5 libri che raccontano l’essere transgender con profondità e autenticità. Dalla letteratura classica ai graphic novel, storie di transizione, identità e resistenza. Perché leggere significa anche comprendere. A fare questa “classifica” non poteva che essere lui: Andrea Amadio, ovvero @Libriconfragole, il più brillante book influencer in circolazione. “In un mondo dove i vari governi cercano di annullare i dibattiti sulla questione dei corpi e delle persone transgender, voglio continuare a combattere e lottare con le armi che so usare meglio: i libri”.

Emiliano Metalli
“Erodiade” di Testori: il grido del desiderio al Teatro Vascello

Nella poetica di Giovanni Testori, il corpo e la parola si fondono in un grido lacerante, una lingua slabbrata e reinventata, che in “Erodiade” diventa l’urlo di un’identità che sfugge a ogni definizione. In scena a Roma.

Emiliano Metalli
“Ho paura torero” al Teatro Argentina: quando l’attore diventa Resistenza

Il teatro, come la letteratura e il cinema, si conferma uno spazio di resistenza culturale, capace di dare voce a chi spesso viene messo a tacere. Su Aut vi segnaliamo, raccontiamo e consigliamo tutti quegli spettacoli da non perdere.

Egizia Mondini
Editoriale – The T Word

Aut torna con un monografico sulla comunità trans e una nuova sezione aggiornata con rubriche, attualità, storie e approfondimenti dal mondo LGBTQIA+. Questo mese, accendiamo i riflettori su “The T Word” e sulla nuova sezione Aut Now.

Ignazio Billera
L’ombra di Trump: perché riguarda tuttə noi

Dagli attacchi alle persone transgender alla censura del linguaggio: le politiche di Trump minacciano i diritti LGBTQIA+ e potrebbero avere ripercussioni anche in Europa. Anzi, hanno già iniziato. 

Giorgio Umberto Bozzo
In ricordo di Ivan Teobaldelli

Scrittore, poeta, critico d’arte, è stato fondatore, editore e direttore di «Babilonia», la prima rivista di cultura omosessuale in Italia pensata per un pubblico generalista, fondata nel 1982. Aveva 76 anni. Questa è l’ultima intervista concessa a Giorgio Umberto Bozzo, con cui vogliamo rendergli omaggio e riconoscergli il ruolo che merita nella storia della cultura LGBTQIA+ italiana.

Antonia Caruso
Ma è davvero solo colpa di Trump?

Dalla paura del complotto alla caccia alle streghe: come la transfobia si alimenta attraverso la cultura del sospetto e della paranoia collettiva. Una voce un po’ fuori dal coro. O no?

Karma B
Quell* che al Pride non ci vogliono andare secondo le KarmaB

Il Pride è inclusività, comprensione e difesa strenue della libertà individuale, anche quella di non partecipare al Pride. Ma chi sono quelli che al Pride non ci vanno o non ci vogliono andare? Abbiamo chiesto alle Karma B di interpretare per noi questo concetto attraverso la loro scintillante creatività.  

Egizia Mondini
L’editoriale – GenderAzioni: 30 anni di pride

Com’è cambiato il pride negli ultimi 30 anni? È possibile che il suo significato politico, culturale e sociale si sia modificato? In meglio? In peggio? Con GENDERAZIONI abbiamo voluto mettere in prospettiva il percorso che la comunità LGBTQIA ha fatto dal primo Pride del 1994. È l’occasione per riflettere su come il significato del Pride sia cambiato nel corso degli ultimi tre decenni. E per ripercorrere le diverse istanze evolute in base al contesto storico.

Egizia Mondini
Annalisa, la Queen del pop che conquista tutt*

L’artista italiana più ascoltata su Spotify, prima italiana nella top 100 globale di Billboard, è la madrina del RomaPride 2024. L’abbiamo intervistata alla vigilia della manifestazione. 

Loredane M. Tshilombo
Pride: ieri, oggi, domani

Nel corso di 30 anni il pride in Italia ha attraversato diverse fasi. Come è cambiato negli anni, come è percepito diversamente dalle generazioni, nei propositi, negli obiettivi, nei racconti e soprattutto in un’ottica intersezionale? Una prospettiva personale e politica di una militante cresciuta insieme e in mezzo ai cortei.

Santiago Olivares
L’ispirazione di SakoAsko per il RomaPride

Santiago Olivares, meglio conosciuto come SakoAsko, è l’artista che ha realizzato l’illustrazione-manifesto del RomaPride 2024. Gli abbiamo chiesto di di raccontarci cosa lo ha ispirato per realizzarla.

Luca Ragazzi
40 anni di pride attraverso il cinema

Abbiamo fatto passi da gigante da quel ’94 del primo Pride italiano e il cinema e la televisione, da sempre specchio della società, lo hanno saputo raccontare bene. Anzi, talvolta, è lecito pensare che abbiano aiutato il dibattito, mostrando quantomeno modelli diversi da quelli veicolati dalle barzellette e nel migliore dei casi, traghettando il paese verso il progresso. Ripercorriamo insieme i film più significativi per la comunità.

Chiara Sfregola
Le unioni civili ci hanno regalato l’illusione di essere un Paese normale

Le istanze dei Pride dal 1994 a oggi sono cambiate? E come si sono evolute? Un dato è certo: volevamo una legge contro l’omolesbotransfobia e non l’abbiamo. Sono passati 8 anni dall’approvazione delle unioni civili e del matrimonio egualitario nemmeno l’ombra. Si sta avverando la profezia paventata da Famiglie Arcobaleno all’epoca, e cioè che questa legge “contentino”, incompleta a causa dello stralcio della stepchild adoption, non sarebbe stata toccata per 10 anni. Poi dicono che i Pride non servono più…

Isa Borrelli
Nostra è la rabbia

Il primo Pride fu rivolta. E mai come oggi in Italia e nel mondo lottiamo per la sopravvivenza. Viviamo sotto un governo fascista che perseguita le persone trans* e nonbinarie, le coppie omogenitoriali e lesbiche, che picchia studenti, ostacola il diritto all’aborto, nega una casa e un salario minimo a una popolazione sempre più povera, ma soprattutto è complice di un genocidio che osserviamo sempre più assopiti dagli smartphone. E’ tempo di riprendenderci spazi, luoghi e potere di parola.

Alessandro Michetti
Scie luminose queer al METEORE Fest 2024

Quest’anno non dovremo aspettare la notte di San Lorenzo per vedere delle meteore attraversare il cielo, basterà puntare il nostro sguardo verso gli spazi di Roma Smistamento fino al 15 giugno e di BASE Milano dal 21 al 29 giugno. A sprigionare l’energia detonatrice queer sarà il METEORE Fest – Lo spazio è queer. Ne parliamo con Carlo Settimio Battisti, Nicola Brucoli e Federico Sacco di TWM Factory.

Valeria Scancarello
La genZ incontra Dario Bellezza

“Bellezza, addio” è il titolo del documentario ideato da Massimiliano Palmese e diretto insieme a Carmen Giardina. Si tratta di un omaggio alla figura di Dario Bellezza, il celebre poeta romano, amico di Pasolini, Moravia, Morante, una delle voci più intense e originali della poesia italiana contemporanea. Ci siamo chiesti: quanti giovani oggi lo conoscono? Per questo abbiamo affidato a una delle nostre giovani penne l’intervista a Massimiliano Palmese. Quello che state per leggere è l’incontro tra le nuove generazioni e Beltà.

Sciltian Gastaldi
Fra pischell* e “scarti” 

Come cambiano i giovani di oggi rispetto a quelli di ieri. Fra errori, imprecisioni, ideologie e voglia di cercare un senso. Tre prospettive raccontate da student* del liceo e una panoramica offerta dal loro professore.

Paolo Notarticola
Il presente e il futuro visto dagli student*. Battaglie di oggi e obiettivi di domani

Le manganellate a Pisa. Il decreto ecovandali. I tagli all’istruzione. Segnali forti di assenza totale di politiche concrete a sostegno dei giovani. In questo contesto, le manifestazioni studentesche rappresentano non solo un mezzo per esprimere dissenso, ma anche un’opportunità di partecipazione attiva alla vita democratica del Paese. 
Un’appassionata analisi in prima persona delle sfide che si trovano a fronteggiare l* giovani. Con granitica determinazione.

Andrea Collins Amadio
Libri young adult, per adolescenti e non solo

La letteratura young adult è un genere per giovani adulti, ossia quella nicchia di adolescenti che va dai 14 ai 19 anni, troppo grande per le storie da bambini, ma ancora acerbo per un Michel Houellebecq o un Carrère. Hanno per protagonisti teenager da poco maggiorenni che affrontano i dilemmi tipici dell’adolescenza La realtà, però, è che il genere viene spesso letto maggiormente da chi i 20 li ha superati anche da alcuni anni. I maggior fruitori infatti sono persone di 40 anni. Forse perché la letteratura non ha mai età, come le emozioni. 

Sara Innamorati
La grammatica del conformismo nella scuola e nelle università italiane

Quanto è difficile riuscire a trovare una propria identità e una propria verità in un contesto di estremo conformismo, studiando su libri di testo scritti perlopiù da uomini eterosessuali e cis-gender? Continuare a insegnare con un sistema binario limita studentesse e studenti nella loro consapevolezza identitaria. La grammatica del conformismo spiegata da chi la vive sui banchi di scuola.

Camilla Rugolotto
Il modello transfemminista per rendere la scuola un posto sicuro

Per raggiungere un modello di scuola inclusiva servono strumenti per riconoscere, combattere e prevenire dinamiche di prevaricazione e violenza di genere insite in abitudini, gesti e parole di matrice patriarcale di cui siamo inconsapevoli. Abbiamo chiesto a Rete degli Studenti Medi, associazione fatta da student3 delle scuole superiori, di raccontarci la scuola italiana da chi vive quelle aule e quei corridoi ogni giorno.

Nicolas Pasantes
Come rendere la scuola uno spazio aperto a tutti i corpi e le identità?

La scuola italiana deve fare i conti con un problema di omobilesbotransfobia e, per quanto carriere alias e bagni genderless siano un primo passo per diminuire il minority stress che le persone lgbtqia+ soffrono quotidianamente anche dentro le mura scolastiche, bisogna fare molto di più. A dircelo, questa volta non sono i dati, ma loro: l3 student3. Abbiamo chiesto infatti a Rete degli Studenti Medi, associazione fatta da student3 delle scuole superiori, di raccontarci la scuola italiana da chi vive quelle aule e quei corridoi ogni giorno.

Nicola Brucoli e Ulderico Sconci
Roma, una puntata alla volta

Si dice sempre che c’è uno scollamento tra i giovani e la politica. Che la gen Z pensa solo ai social e a diventare famos*. Noi invece vi raccontiamo un’altra realtà. Quella dei tant* ragazzi e ragazze roman*, i pischelli appunto, impegnati e interessati alla politica. E lo facciamo attraverso gli autori di Roma Capita, un podacast che racconta una capitale piena di associazioni e comitati dal basso, di iniziative e centri culturali indipendenti formati da giovanissim* e che fa le pulci agli amministratori. Altro che i balletti di TikTok.

Emiliano Metalli
Pischellə teatrali e non: qualche esempio e un po’ di storia

Nel mondo del teatro e dello spettacolo sono tant* i giovani e le giovani artist* che hanno conquistato passo dopo passo spazi di creatività, influenzando sottili mutamenti sociali. Da Sarah Bernhardt a Greta Garbo, da Marlene Dietrich a Judy Garland, da Mario Mieli fino ai giovan* autori di oggi. Artist* che hanno saputo scavare nel tema identitario cercando di rinnovare lo spessore, il volume e il carattere di ogni scelta di autodeterminazione, impiegando linguaggi trasversali. 

Chiara Tesei
Quel (poco) che ho capito sull3 piskell3

Non può esistere più lotta queer senza quella transfemminista, antirazzista, per il clima e per qualunque istanza non rispetti la vita, umana e non. Le nuove menti affrontano le loro battaglie con creatività. Hanno i mezzi e sanno come usarli. Conoscono le parole per comunicare ciò che sentono. E se per quello che sentono la parola non esiste, nessun problema: la creano. Ecco come sono l3 pischell3 attivist3 della gen Z, visti da Chiara Tesei, referente del Gruppo Giovani del Mario Mieli. 

Sciltian Gastaldi
HIV, 40 anni senza vaccino

La scoperta del virus dell’immunodeficienza acquisita umana (Hiv) compie in questi giorni 40 anni, 23 aprile 1984, ed è un compleanno davvero triste, perché a oggi non esiste ancora un vaccino e le prospettive future non sembrano promettere nulla di buono. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Caterina Fimiani, medico specialista in Allergologia e Immunologia clinica presso il Policlinico Umberto I di Roma.

Egizia Mondini
L’editoriale – Pischell*

La parola a chi è adolescente, studente, nativodigitale, alle giovani menti, alle generazioni Zeta e Alfa. Del resto sono da sempre ciclicamente loro il motore del loro tempo. Questo AUT lascia la parola (e la tastiera) ai pischell*.

Francesco Ferreri
Dall’alto al basso. Perché è sempre tutta colpa dei giovani

Quando parliamo di discriminazioni, e di come quelle discriminazioni vengono raccontate, non possiamo non riconoscere il ruolo che il potere ha in questa dinamica. La società ha imposto delle gerarchie molto chiare sui corpi e sulle identità delle persone e questo sistema di potere fa di tutto per preservarsi, così come fa di tutto per manipolare ogni forma di protesta che potrebbe metterlo in difficoltà. Finché le generazioni più grandi continueranno a guardare quelle più piccole “from top to bottom”, non avremo uno sguardo oggettivo.

Yuri Guaiana
L’importanza della solidarietà internazionale per la comunità lgbtqia+ in Russia

Una delle situazioni più pericolose che come comunità ci troviamo oggi a fronteggiare è la dura repressione in Russia. La Corte Suprema russa ha dichiarato il movimento pubblico internazionale lgbtqia+ come estremista. A pochi giorni dalle elezioni presidenziali, due persone che lavoravano in un bar gay sono state arrestate e ora rischiano fino a 10 anni di reclusione. Non potevano che scatenarsi proteste, petizioni e azioni collettive: un’ondata di solidarietà internazionale necessaria e, ci auguriamo, efficace. 

Emiliano Metalli
Neapolis e le sue voci. In memoria di Enzo Moscato

A distanza di un mese dalla sua morte, disegniamo un profilo del regista e attore italiano, esponente di spicco della nuova drammaturgia partenopea. Enzo Moscato ha espresso Napoli con spudoratezza, narrando un mondo parallelo di emarginati, prostitute e omosessuali, metafora di una condizione esistenziale sospesa tra il maschile e il femminile.

Luca de Santis
L’editoriale – Monopolis: la città per un solo giocatore

Nel gioco del “Monopolis”, metafora della nostra società attuale, le nostre città sono diventate più chiuse che mai, i benefici e i privilegi sono tutti per un singolo cittadino: quello maschio, eterosessuale, bianco, abile, ricco, conforme, quello che vince “senza passare dal Via!”, mentre il resto della popolazione viene messo da parte, ignorato o addirittura penalizzato.

Baldurs gate 3
Marina Pierri
Quando il (video)gioco è inclusivo: la lezione del consenso di Astarion in Baldur’s Gate 3

Può un videogioco insegnare cosa sia il consenso e l’abuso? Essere survivor o abuser? Nel pluripremiato videogame Baldur’s Gate 3 il personaggio pansessuale di Astarion è una masterclass di scrittura, in un “viaggio dell’eroina” sviscerato dalla più esperta studiosa del campo, Marina Pierri.

Majid Capovani
Stai fermo un turno, anzi, due! La (velata) oppressione delle identità impreviste

Non si è solo emarginatə in quanto queer, ma in quanto queer e razzializzatə, in quanto queer e religiosə, queer e neurodivergentə/disabilə e molte altre possibili combinazioni. Trovare dei luoghi davvero safe, in cui poter esprimere liberamente la propria identità con tutte le sue intersezioni, diventa molto difficile, contribuendo ad alimentare quel senso di solitudine e isolamento che moltə di noi si portano dietro, imprevisti di una società che non contempla esistenze e vissuti come i nostri. Strettə nella sensazione di essere sempre “troppo” o “troppo poco”.

Luca Ragazzi
Festival di cinema queer in Italia. Lo stato dell’arte

In tempi in cui il cinema è nel nostro salotto, hanno ancora senso i festival? Se i film a tematica LGBTQIA+ ormai vincono gli Oscar, ai festival restano solo gli scarti? Non è così. Dietro questi festival c’è un enorme lavoro di ricerca.

Milo Serraglia
Perché è importante la carriera alias nelle scuole e sul lavoro

Le vite delle persone trans* sono sotto bombardamento istituzionale e mediatico: ispezioni, illazioni, interrogazioni parlamentari, talk televisivi, raccolta firme piegati alla retorica pro-life. Alla battaglia contro la carriera alias, ora si aggiunge il caso dell’Ospedale Careggi di Firenze con l’ennesimo attacco strumentale nei confronti delle persone più piccole della nostra comunità, bambin* e adolescenti gender variant. E’ necessario proteggere le persone trans* più giovani a partire dal diritto allo studio e a non essere oggetto di discriminazione, proprio come prevede la nostra Costituzione.

Mohamed Maalel
Imprevisti e probabilità: essere italiani di seconda generazione

Nascere e crescere in Italia con un padre tunisino e una madre italiana spesso significa essere ritenuti soggetti al limite, continuamente in cerca di definizione. Siamo sicur* di star giocando con le stesse regole?

Marcello Lupo
Vai in prigione! Storia di una rinascita

Quanti sono i pregiudizi e le difficoltà che gli ex detenuti devono fronteggiare quando vengono reintrodotti nella società? La reintegrazione nel tessuto sociale e lavorativo è un passo cruciale per la vera libertà e il cambiamento positivo nella vita di chi ha scontato una pena e deve essere messo in condizione di tornare alla vita.

Aldo Mastellone
Soldi colorati: come riconoscere il rainbowashing nelle campagne Pride

Nella città di Monopolis come orientarsi nella comunicazione aziendale della diversity e inclusion? Perché un’azienda decide di esporsi su questi temi? E’ vero che “guadagnano sulla nostra pelle” come spesso leggiamo sui social network? Ed è davvero solo per soldi? Ecco una guida semplice e pratica su come riconoscere il rainbowashing. 

Marina Cuollo
Tu non giochi! Rivoluzionare la rappresentazione della disabilità nei media.

Mentre i paesi anglofoni iniziano ormai a considerare inammissibile la simulazione del corpo disabile come performance attoriale, in Italia questa è una pratica ampiamente diffusa. Riconoscere l’importanza di avere persone con disabilità nell’intera filiera dell’industria audiovisiva è un passo fondamentale. Che è tempo di fare.

Isabella Borrelli
Sfamiglia Queer: da cura a pratica politica

La decostruzione della famiglia tradizionale: una riflessione sulle nuove dinamiche relazionali che mettono in discussione una serie di concetti che non ci rappresentano più nelle identità. E ancora: l’importanza delle reti relazionali queer e le sfide nel contesto politico contemporaneo. Perché oggi più che mai la famiglia è politica.

Luca de Santis
Il mio mondo nei videogiochi

In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Gamer girl”, abbiamo intervistato Valerie Notari, autrice transgender, gamer e veterana del cosplay italiano. Un intimo sguardo a un’altra famiglia, quella virtuale del mondo dei videogiochi. Una conversazione appassionante sulla crescita personale, l’identità di genere e il potere transformativo delle storie.

Sciltian Gastaldi
Storia di un gruppo rivoluzionario degli anni ’80

Uno dei primi esempi di quella che oggi chiamiamo famiglia queer ebbe origine proprio a Roma, tra le persone del gruppo dirigente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, nella seconda metà degli anni ‘80. Una domenica pomeriggio, abbiamo riunito in un salotto romano alcuni di loro: Francesco Gnerre, Giorgio Gigliotti e Andrea Pini, e ci siamo fatti raccontare da loro quella che fu la loro ‘comune frocia’. Nel ricordo di Marco Sanna.

Sara Paolella
Scomodo: una questione di famiglia

Scomodo è uno dei prodotti editoriali più interessanti degli ultimi anni. E’ un mensile cartaceo di approfondimento che rappresenta uno spazio di espressione per centinaia di redattori, artisti, creativi e scrittori under 30. Come Aut, combattono la superficialità, la mancanza di approfondimento dell’informazione mainstream e vogliono connettere mondo fisico e digitale. E la redazione è all’interno dello Spin Time, spazio di rigenerazione urbana a Roma. Se non sapete chi sono, è tempo di conoscere questi ragazzi.

Luca de Santis
Queer family: le serie TV che la raccontano meglio

Nella comunità LGBTQIA+ la famiglia ha tanti significati, più ampi e complessi di quanto si creda, e le serie TV negli ultimi anni hanno provato a raccontarle. Io ho chiesto alla mia famiglia queer di mandarmi un vocale con i loro titoli preferiti. Un po’ diario, un po’ podcast, un po’ una finestra intima. Perché se si ha avuto la fortuna di incontrare persone così speciali, condividerle è il miglior regalo che si possa fare.

Mauro Angelozzi
Madonna Celebration Tour: riunione di famiglia

Quello che Madonna ci ha sempre insegnato è che non è nei legami di sangue che si trova la pace. E quella che si è ritrovata intorno a lei in occasione del Celebration Tour è sicuramente la sua fedele e inossidabile (come lei) queer family: vite sopra le righe, famiglie dove tutto è possibile, dove ci si ama e ci si odia in libertà, dove la stravaganza si fa arte e il genere conta zero. Noi eravamo alla tappa di Colonia e vi raccontiamo com’è andata. 

Karma B
A Michela Murgia

“Ricordatemi come vi pare”, ha detto, e si è fatta isola, miraggio superiore, fata morgana, distanza da non colmare, qualcosa che non si può ricordare, come un verbo che ha solo il presente, impossibile da coniugare. Se esistessero le parole giuste per “dire” Michela Murgia sarebbero quelle che le Karma B hanno dedicato a lei sul palco dei Rainbow Awards 2023, di fronte al marito, il figlio e una parte della sua numerosa e variegata queer family. 

Roberta Ortolano
Il nostro percorso di procreazione medicalmente assistita 

Un viaggio intimo attraverso le sfide della maternità lesbica: un racconto di coraggio, speranza, resistenza e determinazione con il sogno di diventare genitori.

Giovanni Raulli
Casa Arcobaleno: le famiglie che ti salvano

Siamo entrat* all’interno di Casa Arcobaleno, il rifugio per giovani LGBTQIA+ espulsi dalle proprie famiglie. Perché non sempre le famiglie di origine rappresentano un porto sicuro. E per salvarci abbiamo bisogno di scialuppe di salvataggio.

Egizia Mondini
L’editoriale – Queer families

Le famiglie queer, intese come reti di affetto e sostegno costruite al di là dei tradizionali legami di sangue, rappresentano un esempio tangibile di amore, inclusività e solidarietà. Quanto sono state importanti in passato e quanto lo sono ancora oggi?

Andrea Pini
Co-housing: una proposta per vivere insieme

Dove spariscono le persone LGBTQ+ quando invecchiano? La maggior parte si ritira riducendo contatti, relazioni ed attività sociali, fino all’invisibilità. Eppure sono tante le energie, le competenze, le esperienze che possiamo mettere in circolo per far fluire in azioni di aiuto reciproco. Serve un ponte tra le vecchie e le nuove generazioni, che dia un senso ai ricordi degli uni e forza agli altri. E il co-housing può rispondere a questa esigenza.

Pino Anastasi
Famiglie di salvataggio ai tempi dell’aids

Un viaggio nelle memorie di chi ha affrontato l’epidemia di aids, dalle prime notizie a una tesi di laurea, da Muccassassina all’Unità di Strada, il  racconto di chi ha trasformato l’impegno in sostegno.

Chiara Tesei
Di salute mentale e tabù di coppia

Conversazione corale tra Chiara Tesei, Ali Bravini, Elena Incatasciato sui tabù nelle relazioni.

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